Sotto organico e disservizi: sit in davanti alla sede di Anffas

Il sit in di protesta davanti alla sede di Anffas di via Borgo Valsugana

Fp Cgil e Cisl ieri hanno protestato davanti al centro terapeutico riabilitativo per chiedere di migliorare l’assistenza: «Le famiglie si trovano in difficoltà»

PRATO. Sit-in di protesta ieri di fronte alla sede del centro terapeutico riabilitativo di Anffas in viale Borgo Valsugana. A promuoverlo sono stati i sindacati della Funzione pubblica di Cgil Prato e Cisl Firenze Prato, insieme ai lavoratori del centro, che imputano all’associazione un progressivo impoverimento educativo e assistenziale della struttura, reso ancora più evidente, affermano, dall’emergenza Covid.

«La gestione del centro non si è adeguata al periodo della pandemia – sostiene Massimo Cataldo, responsabile Cisl Fp Firenze e Prato per la sanità –: i trattamenti da remoto non funzionano e non è stata prevista l’assistenza domiciliare per gli utenti. Sarebbe necessario uno svecchiamento dell’organizzazione». La struttura ospita, in orario diurno, utenti con disabilità gravi, come deficit motori o cognitivi. Prima dell’arrivo del Covid gli ospiti erano 55, mentre adesso il centro ne conta 15 la mattina e 15 il pomeriggio, dunque in tutto una trentina. Una diminuzione certamente legata al fatto che alcuni degli ex utenti sono ospiti di strutture residenziali e quindi, alla luce delle normative anti Covid, per evitare la commistione, non possono più frequentare il centro, ma, a detta dei sindacati, non solo. «Le famiglie non inseriscono i ragazzi perché non trovano in Anffas una risposta ai loro bisogni» afferma Andrea Carli, funzionario Fp Cgil con delega al socio sanitario educativo privato.

Una situazione che, sostengono i sindacati, avrebbe portato anche alla fuga di diversi lavoratori: «Prima del Covid erano una trentina – afferma Cataldo di Cisl – adesso sono circa 20 e altri andranno via a breve». E proprio con le foto dei colleghi andati via al collo si sono presentati alcuni lavoratori del centro al sit-in. «Gli operatori storici vanno via – aggiunge Carli di Cgil –. Siamo stati a più di un tavolo per chiedere personale, affinché siano offerte prestazioni coerenti con la convenzione con Asl, ma non abbiamo avuto risposta. La paura è che così si perda una realtà storica e importante come quella che il centro Anfass ha sempre rappresentato per Prato». Da lì lo stato di agitazione proclamato dai sindacati, in attesa del tavolo di conciliazione con l’associazione del 4 novembre (che non è il primo).

«Abbiamo assistito in questi mesi alla fuga di tanti operatori, fra cui brillanti professionisti, con conseguenze pesanti sui nostri ragazzi sia dal punto di vista emotivo che da quello riabilitativo – fa sapere un gruppo di familiari di utenti del centro, che ha preso parte al sit-in esprimendo solidarietà ai lavoratori – e abbiamo sofferto di una mancanza di comunicazione da parte dei vertici dell’associazione». La nostra redazione ha cercato di contattare i vertici dell’associazione per conoscere e riportare il loro punto di vista, ma non ha ottenuto risposta.

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