PRATO. Mentre i bar e i ristoranti chiudevano, come da decreto, a pochi metri di distanza una dall'altra si sono svolte ben tre iniziative per dare voce a chi è costretto ad abbassare la saracinesca e a rischiare di veder svanire il proprio lavoro. Sotto palazzo comunale dalle 17,30 è stata la sigla Orgoglio Partite Iva di Prato con segretario Mario Zotti e coordinatrice Elisabetta Paradisi a organizzare un sit in dal titolo “Sostieni l’Italia che lavora”, dove l'intento era quello di dare voce ai liberi professionisti al mondo dello sport, alla ristorazione, ma anche ad altri settori interessati dagli ultimi Dpcm.

In piazza delle Carceri, invece alle 18,30 è andata in scena la protesta “Prato non si spegne” un flash mob organizzato dai consiglieri comunali di centrodestra, anche se in questo caso solo come cittadini: Claudio Belgiorno, Claudiu Stanasel e Leonardo Soldi. Poche persone, ma tanti lumini, più di 2.000 ciascuno con il nome di chi ha aderito all’iniziativa. Dalla scalinata del Castello dell'Imperatore hanno testimoniato imprenditori e lavoratori legati ai ristoranti, ai circoli e al mondo dello sport e le categorie economiche interessate colpiti pesantemente dalle nuove disposizioni governative.

«E' stato un modo sicuro e rispettando le regole – spiegano i tre promotori – di dare un segnale. La luce di Prato non si deve spegnere e questa iniziativa ha fatto comprendere che sono in tanti gli imprenditori e i lavoratori che sono stati colpiti da queste chiusure. Non possiamo che unirci a loro e trovare con loro altre soluzioni». Alle prime due si è affiancata una terza manifestazione che si è svolta in Piazza Buonamici ed è stata organizzata da Prato Antifascista con il motto "Tu ci chiudi, tu ci paghi".

«Chiediamo di sospendere affitti, utenze, mutui, sfratti – è stato chiesto dai promotori e da chi era presente – Chiediamo una patrimoniale per i grandi redditi: la crisi la paghino i ricchi. Chiediamo tutele e contributi per chi deve chiudere, per i dipendenti, per i lavoratori autonomi. Sono passati quasi nove mesi dal lockdown e, in tutto questo tempo, non è stato fatto nulla di ciò che era necessario riguardo a trasporti, sanità e scuola». Tutte e tre le manifestazioni si sono soffermate anche sul problema del trasporto pubblico. «Che ha inciso di più in questo picco sono stati i trasporti come i treni, gli autobus e le metropolitane–- è stato evidenziato dai promotori per quanto riguarda i contagi – rispetto alla sicurezza messa in atto dai bar e dai ristoranti, ma in questo caso, per ora, per quei servizi sono state date solo delle raccomandazioni e niente più».
