Caos quarantene, i medici di famiglia non ci stanno

Biancalani (Fimmg): "Famiglie bloccate, protocolli complicati, certificati che non possiamo rilasciare ai lavoratori". Oggi un incontro tra ufficio d'igiene e Fimmg, che intanto prepara un esposto

PRATO. «Ci sono intere famiglie bloccate perché devono fare il tampone e il protocollo è talmente complicato che lo stesso dipartimento di igiene non riesce a processare le certificazioni. A catena, non è possibile fare il certificato Inps». L’allarme arriva da Niccolò Biancalani, vicesegretario della Fimmg, il sindacato dei medici di famiglia. Una situazione insostenibile, secondo i medici di base, che si scarica su di loro. Tanto che, con molto ritardo, domattina, venerdì 23, è atteso un incontro fra la Fimmg e il dipartimento di igiene dell’Asl. «Siamo al culmine - spiega Biancalani – insieme al segretario Alessandro Benelli abbiamo sentito il parere di un legale per fare un esposto perché non riusciamo a dare risposte ai cittadini».

«Noi non possiamo sostituirci all'autorità - continua Biancalani - non posso fare un procedimento contro la persona mettendolo in quarantena e nemmeno autorizzare lo scioglimento di una quarantena. In questo momento viene fatta una sorta di scaricabarile. Non è giusto e per cercare di proporre una soluzione ai cittadini l'unico modo è snellire la burocrazia tenendo conto dei decreti e delle ordinanze della Regione. Al dipartimento di igiene ci sono 5-6 persone per 200.000 abitanti. Come fanno a risolvere lo stato delle cose se per fare un protocollo di igiene il tempo medio è di almeno 15-20 minuti. Inserire i dati della persona, fare il procedimento, mandarlo al prefetto e al sindaco, avere l'ok dal lato medico e poi inserirlo nel sistema».

Quindi il problema è legato anche alla malattia e ai dipendenti? «Abbiamo delle persone risultate positive ma asintomatiche, altre che devono aspettare 10 giorni in quarantena e al termine ci sarà il tampone ma non posso certificare la quarantena (la malattia) perchè non è valido il mio certificato se manca quello del protocollo di igiene (che non riesce a farlo perchè il sistema è ingolfato). Prima va fatto il protocollo di igiene e poi il dottore fa il certificato di malattia. Se la procedura salta i dipendenti rischiano di essere licenziati (se non hanno giorni di ferie da prendere) come giustifico di non essere andato al lavoro? Inoltre ci sono tanti casi di positivi chiamati dopo giorni e giorni, spesso rendendo impossibile il tracciamento. C'è un problema di inefficienza burocratica e per questo bisogna trovare una soluzione».

La soluzione può esserci, secondo Biancalani, ma va concordata insieme. «A Prato siamo circa 250 professionisti tra medici di famiglia, pediatri e guardie mediche. Bisogna snellire un sistema farraginoso. Ci sono troppi casi particolari e ora si è creato un imbuto insostenibile per noi medici e per i cittadini».

La guida allo shopping del Gruppo Gedi