I genitori contestano la promozione della figlia autistica: il Tar dà loro ragione

Una classe vuota in un’immagine di archivio

Prato: in attesa della sentenza, con un’ordinanza la ragazza torna in terza media. Il preside: ho applicato la legge

PRATO. Era la fine di maggio. Ultimo scampoli di una scuola segnata profondamente dalla pandemia, che ha dovuto riadattarsi in corsa, scoprire una didattica a distanza che per molti alunni con bisogni "speciali" è stata penalizzante. Come per una studentessa che all’epoca frequentava la terza media di un istituto comprensivo di periferia (ne omettiamo il nome per proteggere la privacy della minore): per lei il rapporto con l’insegnante si interruppe bruscamente il 4 marzo, a causa dell’emergenza sanitaria. Per la figlia affetta da autismo, fu la madre a chiederne coraggiosamente la bocciatura con tanto di appello alla ministra Azzolina. Richiesta respinta dalla scuola in virtù del decreto 22 dell’8 aprile che dava il via libera a una promozione "per legge" a causa dell’emergenza coronavirus. Ma i genitori hanno impugnato la bocciatura rivolgendosi al Tar che, con l’ordinanza dell’11 settembre, ha annullato il verbale di scrutinio del consiglio di classe e l’attestato di superamento del primo ciclo d’istruzione, propedeutico al passaggio sui banchi delle superiori.

Il motivo? «Appare accertato il mancato conseguimento degli obiettivi didattici», si legge fra le sei pagine dell’ordinanza che rimanda la sentenza al 10 marzo 2021 non dando ragione ai genitori ma riammettendo in terza la ragazzina come misura cautelare. Il tribunale amministrativo richiama un articolo del decreto legge 22 del 2020, laddove prevede che "per sopravvenute condizioni correlate alla situazione epidemiologica da Covid-19, i dirigenti scolastici, sulla base di specifiche e motivate richieste da parte delle famiglie degli alunni con disabilità, sentiti i consigli di classe e acquisito il parere del gruppo di lavoro operativo per l’inclusione a livello di istituzione scolastica, valutano l’opportunità di consentire la reiscrizione dell’alunno». Ma è lo stesso decreto cui giura di aver prestato fede il preside circa l’ammissione "in automatico" degli alunni di terza media. Spunta il verbale di una riunione del gruppo operativo della scuola in cui il preside avrebbe affermato che «la valutazione del piano educativo individualizzato è irrilevante rispetto all’ammissione all’esame finale del primo ciclo, in quanto l’ammissione di tutti gli alunni è avvenuta ope legis».

Un braccio di ferro a colpi di carte bollate rende più spiacevole tutta questa situazione che vede il ritorno in classe della ragazzina. «Le ordinanze del Tar si applicano, non si discutono», è il commento del dirigente scolastico interpellato dal Tirreno mentre la madre della ragazzina ha preferito non commentare. «Sono un servitore dello Stato. Così come ho applicato un’ordinanza del Tar, mi sono trovato ad applicare il decreto 22 che stabiliva la promozione in automatico di tutti gli alunni. Da educatore m’interrogo semmai su quanto sia inclusivo un provvedimento che dispone un secondo "trattenimento" dell’alunna dopo che questa aveva già perso un anno sempre dietro indicazione del tribunale amministrativo». -

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