Chiesto maxi-risarcimento per la morte di Giovanni Iannelli

Giovanni Iannelli

Più di un milione e mezzo: questa la cifra indicata dalla famiglia nella causa civile intentata contro gli organizzatori della corsa nella quale perse la vita il ciclista 22enne di Prato. Il sostegno di Nibali e Bugno

PRATO. La prima udienza civile per la morte di Giovanni Iannelli si terrà il 17 novembre. È stato il presidente della Federazione ciclistica italiana Renato Di Rocco a comunicare al consiglio federale che gli eredi di Giovanni Iannelli hanno promosso giudizio contro la Federciclismo. Il 22enne ciclista pratese morì a seguito della caduta in volata durante la gara di Molino dei Torti in provincia di Alessandria il 5 ottobre 2019. La famiglia ha chiesto la condanna della società organizzatrice, dei direttori di corsa, del presidente di giuria, del Comitato regionale Piemonte della Fci e del Comune di Molino dei Torti e un risarcimento danni per oltre un milione e mezzo di euro (per la precisione 1.590.420).

Nel frattempo continuano le indagini della procura per il reato di omicidio colposo e sono ben tre le procure interessate al caso: quella di Alessandria, quella del Coni e quella della Federciclismo. La federazione in una nota spiega: «Pur comprendendo il grande dolore dei parenti del giovane atleta scomparso, si costituirà in giudizio per resistere alle domande giudiziarie ritenendole non fondate. Verrà comunque chiamata in giudizio la compagnia assicuratrice per la responsabilità civile della Federciclismo, delle società affiliate e dei tesserati».

In molti hanno posto l'attenzione sulla questione sicurezza per il tragico incidente occorso a Giovanni Iannelli. Il campione Vincenzo Nibali ha scritto su Facebook: «Paradossalmente la storia di Giovanni mi lega a una sottile linea. Nel mio caso meno grave, quando qualche anno fa, in una tappa del Tour de France, mi procurai una grave frattura. Nel secondo caso invece la situazione è stata molto più tragica, purtroppo è costata cara la vita di Giovanni. Il mio pensiero è racchiuso in una semplice frase detta nel mio gergo, Mettetele queste transenne, a pagarne le conseguenze alla fine siamo solo noi e le nostre famiglie, e in alcuni casi anche il pubblico. Sono l’unica cosa che ci protegge. Vi chiedo di poter condividere la richiesta di Carlo, affinché il ricordo di Giovanni resti vivo tra di noi».

A queste parole si sono aggiunte quelle di Martinello ed ora quella di Gianni Bugno che dice: «Chi sbaglia - in primis chi autorizza le competizioni e gli organizzatori - deve pagarne le conseguenze. Non devono più esistere tragedie come quella che, quasi un anno fa, ha portato via ai suoi cari l’Under 23 Giovanni Iannelli, morto dopo la caduta in una volata ... Sicurezza per tutti i corridori: queste non devono restare solo parole».

A 10 mesi dalla scomparsa, l'unica sentenza emessa è quella del 3 marzo della Corte sportiva d’appello della Fci sul ricorso della squadra Cipriani e Gestri dove correva Iannelli e della famiglia. Che recita: «Le transenne erano inferiori al minimo previsto. Prima delle linea di arrivo erano state collocate non più di 26 transenne sul lato sinistro e non più di 24 su quello destro, e dopo il traguardo 6 a sinistra e 7 a destra».

Da questi accertamenti risulta che «il tratto transennato era di 126 metri, ben inferiore ai 300 previsti dai regolamenti».