Violenza e stalking, quattro casi al giorno: l’allarme della Procura

Il procuratore capo Giuseppe Nicolosi (foto d'archivio)

Dalla donna che ha segnalato la molestia da parte di uno sconosciuto alle botte tra fratelli. E il Cenro La Nara conferma: «La crescita dopo il lockdown"

PRATO. Nel mezzo di giornate apparentemente sonnolente e tranquille di mezz’estate, con la città svuotata e il caldo che fiacca i movimenti, dalla Procura di Prato spunta un dato allarmante: 12 denunce per reati di “codice rosso” in soli tre giorni. Quattro al giorno, contro una media, pur considerata alta, che a Prato oscilla intorno a un caso al giorno. Il codice rosso è la nuova legge del codice penale che punisce severamente la violenza di genere e quella domestica. Tanti, troppi, da far scattare un campanello d’allarme.

Si va dalle più classiche violenze sessuali allo stalking, ma anche violenze e sopraffazioni familiari  non necessariamente contro l’altro sesso. Troppo presto per entrare nel dettagli, le segnalazioni sono fresche e non sono scattati procedimenti nei confronti di nessuno. Ma i casi di vario tipo e coinvolgono diverse situazioni, ed anche diverse culture, con l’unico comune denominatore che sembra essere il disagio economico, magari aggravato con l’emergenza Covid. La Procura cita una violenza sessuale denunciata da una donna contro ignoti; un diverbio fisico tra fratello e sorella. E poi casi di stalking. Casi ancora da verificare ed accertare, tanto che non sono scattate misure di prevenzione, come il divieto di avvicinamento.

La Procura di Prato, ormai da tempo, dedica una particolare attenzione ai codici rossi, tanto da aver assegnato la trattazione di questo tipo di reati ad un pool di 4 sostituti procuratori, coordinati dal procuratore capo Giuseppe Nicolosi, ma è probabile che presto ne arrivi anche un quinto. “L’aumento delle segnalazioni c’è, questo è in dato sicuro _ dice Nicolosi _ Bisogna però fare attenzione alla delicatezza della materia. Un conto è il primo passo, la denuncia iniziale, un altro è come il caso si evolve, i passaggi successivi: può capitare che il caso si sgonfi, oppure, più spesso, che la denuncia venga ritrattata dalla vittima per paura di ritorsioni o di perdere l’autonomia economica per sé e per altri familiari. I fatti vanno accertati attentamente ma in modo rapido”.

Che l’aggravamento delle condizioni economiche dovuto alla pandemia sia una delle cause di questa impennata di casi di violenza, lo conferma anche Francesca Ranaldi del Centro antiviolenza La Nara, che fornisce un paio di dati significativi: “I primi accessi al centro nel primo semestre del 2020 sono stati 174, contro i 149 dello stesso periodo del 2019 – dice la presidente del centro La Nara – Un aumento molto significativo se si considera il dettaglio: col lockdown, tra marzo e l’inizio di aprile, c’è stato un netto cal. Poi un’impennata costante fino al 30 giugno. E’ evidente che la convivenza forzata all’interno delle mura domestiche abbia inizialmente frenato le vittime, inizialmente tenute sotto controllo e con la presenza dei figli a casa, ma il fatto che poi siano tornate a denunciare in tante significa che erano consapevoli della gravità della situazione. E questo è un primo dato. Il secondo è la crescente pericolosità delle situazioni che stiamo verificando anche per le vittime di violenza che stanno seguendo un percorso, cioè che non sono al primo accesso nel centro. Peggiorano i contesti e peggiorano i rischi che corrono”.

La sensazione della responsabile del Centro antiviolenza è che si sia solo all’inizio: “Non è finita, anzi. Siamo in piena estate e molti sono in vacanza. MI aspetto una recrudescenza ulteriore in autunno. Mi aspetto un peggioramento economico che per molte donne significa perdere spazi di autonomia per sé e per i propri figli, quindi doversi aggrappare a un partner violento anziché allontanarsi da lui”.