Produzione industriale a Prato: un crollo da record

Sindaci e dirigenti della Cna all'assemblea che si è svolta in streaming

Prato maglia nera in Toscana: - 60%. Peggio ancora Pistoia nei servizi: - 80%. Lo studio dell'Irpet presentato all'assemblea della Cna. I sindaci Biffoni e Tomasi: "Anche i Comuni rimasti a secco di risorse"

PRATO. Come 75 anni fa. C’erano le bombe della seconda guerra mondiale e c’era un prodotto interno lordo da spavento. Nel distretto tessile la pandemia ha spostato le lancette della Storia al 1945, quando la caduta del Pil fu del 13%. Lo sarà anche nel 2020, l’anno peggiore dal dopoguerra. Altro che recessione del 2008-2009. A spingersi nell’impietoso paragone che restituisce previsioni scoraggianti per i mesi futuri è il ricercatore Leonardo Ghezzi, capo economista di Irpet, che ieri pomeriggio ha aperto l’assemblea annuale di Cna Toscana Centro in versione streaming su Zoom.

«I dati sono drammatici, siamo passati da uno shock sanitario a uno shock economico – sottolinea il ricercatore – se nella prima fase dell’epidemia dovevamo salvare la vita delle persone, da settembre dovremo salvare la vita delle imprese». Lo studio Irpet prende in esame a livello provinciale la caduta della produzione industriale: soltanto nell’aprile 2020, Prato ha visto crollare la produzione industriale del 60%, Pistoia del 50%.

Numeri due volte superiori al 2008-2009, altro periodo da dimenticare per la nostra economia. Secondo l’Irpet, stiamo tornando ai livelli di produzione degli anni ’70. In Toscana Prato è la maglia nera per crollo di produzione industriale ad aprile 2020, staccando di cinque punti percentuali solo Arezzo (-60,5%) che è sede non a caso di un altro distretto (l’orafo). Che nel mese di aprile le imprese pratesi non avessero praticamente fatturato, era risaputo nel tessile: l’analisi dell’Irpet lo conferma.

Ma non c’è solo il tessile: nel primo trimestre 2020, la realtà di Pistoia ha lasciato a piedi circa l’80% della produzione di servizi mentre, nello stesso comparto Prato si attesta su una contrazione del 70%. «Il trimestre – riprende il ricercatore Irpet - è un periodo sufficiente per mettere a rischio la liquidità nelle casse delle imprese». Alto il prezzo che sta pagando il tessile: solo nel mese di aprile 2020 (rispetto ad aprile 2019), l’80% di contrazione industriale ha investito soprattutto le imprese tessili, abbigliamento, pelli e accessori e la fabbricazione dei mezzi di trasporto.

Moderata dal vicedirettore della Nazione Piero Fachin, l’assemblea pubblica di Cna è stata soprattutto l’occasione per proporre spunti e ricette per il rilancio delle imprese. Padroni di casa, il presidente di Cna Toscana Centro Claudio Bettazzi e quello di Cna Toscana Luca Tonini. Immissione di liquidità a fondo perduto, un bonus del 110% sulle opere edilizie e sulle filiere produttive per far ripartire gli investimenti, innovazione tecnologica e digitalizzazione, riforma fiscale. «Chiediamo interventi straordinari il sistema produttivo – invoca Bettazzi – Bisogna trovare dei canali nuovi. Se gli strumenti di sostegno passano dal circuito bancario, le nostre imprese non potranno reggere. Serve un massiccio piano strategico di investimenti a partire dalle economie locali».

Gli fa eco Tonini. Il presidente regionale lo ripete come un mantra. «Immettere liquidità a fondo perduto, senza creare nuovi debiti per le nostre imprese».

"Comuni senza soldi": i sindaci di Prato e Pistoia concordano. Sono stati in prima linea sul fronte del Covid, rispondendo ai bisogni dei cittadini. Ora che il peggio sembra alle spalle, vedono compromessa la loro capacità fiscale a causa del blocco delle attività produttive. Meno entrate nelle casse dei Comuni e bilanci sottosopra. Intervenendo ieri pomeriggio all’assemblea annuale di Cna Toscana Centro, il sindaco di Prato e il collega di Pistoia non hanno dipinto una situazione tanto rosea per le casse delle amministrazioni che guidano. «I Comuni vanno avanti nel quotidiano, si muovono come se fosse tutto normale – ammette Matteo Biffoni – La realtà è che siamo sotto 15 milioni di euro».

A 12 milioni di euro ammonta invece il passivo del Comune di Pistoia. «Se non verranno colmati – fa notare Alessandro Tomasi, sindaco di Pistoia – si trasformeranno in mancati investimenti sul territorio e mancati servizi erogati ai cittadini». La pandemia è stata una prova dura per gli enti locali. Biffoni cerca di cogliere il risvolto positivo della medaglia. «Ho trovato una grande generosità del sistema pratese fatto di protezione civile, rete del volontariato e terzo settore. In un momento di straordinaria difficoltà, la maturità dei pratesi è venuta fuori». Nella morsa della crisi economica post-Covid, occorre un patto sociale tra attori economici e istituzionali in nome della ricostruzione post-pandemia.

Ai primi cittadini di Prato e Pistoia lo ricorda Claudio Bettazzi, numero uno di Cna Toscana Centro. «Arriveranno molte risorse dall’Europa e dal governo, ma i benefici reali di questo impegno finanziario si vedranno solo se sapremo tradurre lo sforzo nazionale in una strategia di sviluppo territoriale costruita insieme alle istituzioni».