Nella brocca ricompare la Barca di S. Pietro e il “miracolo” diventa virale sui social

Una tradizione popolare di fine giugno ancora seguita soprattutto a Galciana e in altre frazioni e affonda le sue radici nella civiltà contadina

PRATO. Una rapida carrellata sui social. Pensi che prima di trovare una “notizia” ti devi districare tra fake news, haters e troll di circostanza, accuse sgrammaticate agli avversari politici e post più o meno velatamente razzisti. Invece scopri, con sorpresa, che uno degli argomenti che va per la maggiore è la “Barca di San Pietro”. Molti ne parlano, anche a Prato, soprattutto in quei “profili” autogestiti nelle frazioni e periferie che finiscono con la particella pronominale “se” (sei di Galciana se... sei di Paperino se… eccetera).

Anzi è proprio Galciana una delle culle riconosciute di questa leggenda. Alcuni pubblicano la foto di una brocca, con all’interno una sostanza misteriosa, cristallizzata in piccole sculture. Si tratta della “barca di San Pietro”, una tradizione sepolta nella civiltà contadina dei secoli scorsi e da rinnovarsi proprio a cavallo del giorno di San Pietro, fra il 28 e il 29 giugno. La sera del 28 giugno si prende una caraffa o un altro contenitore di vetro trasparente e si riempie per tre quarti di acqua. Poi si versa nella caraffa l'albume di uno o due uova. Il contenitore viene messo in giardino, sul terrazzo o comunque all’aperto.

All’alba del 29 giugno si va a ritirarlo. Durante la notte, vuole la tradizione, San Pietro, la rugiada del mattino o chissà cos'altro trasformano come per magia il miscuglio che abbiamo preparato in una sorta di veliero, la “barca di San Pietro" , appunto. I nostri nonni, in base alla forma della barca e delle vele, ricavavano utili informazioni sul clima dell'estate appena iniziata e sul futuro raccolto. Il risultato, a giudicare dalle foto presenti sui profili Facebook, non è sempre così poetico, ma quel che conta è il “pensiero”.

Del resto quella della barca di San Pietro non è l’unica tradizione popolare legata a questa data del 29 giugno. Nella civiltà contadina il 29 giugno era anche l’ultimo “nodo del freddo”, cioè uno di quei giorni dell’anno in cui il clima ha come un ripensamento, una breve pausa stagionale che può arrecare problemi alla campagna. Coi cambiamenti climatici questi “nodi” sono diventati imprevedibili e più rari, ma volendo attenersi alla tradizione, il 29 giugno è legato (soprattutto in Veneto) all’aneddoto della “tempesta della mamma di San Pietro”.

La leggenda narra che tutto abbia avuto inizio con la mamma di San Pietro, una donna avara e piena di difetti. Passata a miglior vita, la donna venne relegata all'inferno. Un giorno Pietro, addolorato per lei, chiese a Gesù di farla salire in Paradiso. Gesù rispose che la donna aveva commesso troppi errori in vita ma se si fosse trovata anche una sola buona azione, per amore di Pietro, l'avrebbe fatta salire. Il santo consultò allora il libro della vita della madre e vi scoprì una sola buona azione: aveva regalato ad un povero le bucce delle patate che stava pelando. Con quelle bucce gli angeli fecero una corda che venne calata all'inferno. La corda era fragilissima, ma sufficiente per il trasporto leggero di una sola anima.

La donna, felice, l'afferrò subito, ma altri dannati vi si aggrapparono. Nella lotta concitata la corda si ruppe e le grida di rabbia, insieme al tonfo della donna ricaduta all'inferno, divennero il rumore dei tuoni che sovente accompagnano i temporali nei giorni intono al 29 giugno. Ma non sembra il caso di quest’anno, almeno a Prato.