Quattrocento addette a mense e pulizie protestano in piazza

La protesta in piazza del Comune

Cssa integrazione agli sgoccioli, i sindacati chiedono al governo la proroga con gli ammortizzatori sociali almeno per altre 27 settimane

PRATO. La coperta è corta. La loro cassa integrazione è agli sgoccioli: altri 15 giorni e poi stop. Per 300 lavoratrici delle mense scolastiche e un centinaio di addette alle pulizie negli istituti si prospetta un’estate amara senza il paracadute del Fis, il fondo d’integrazione salariale. Armate di coperchi e cucchiai, ieri mattina le sporzionatrici della Camst (cui il Comune ha affidato il servizio di mensa) le hanno letteralmente “suonate” ai piedi della statua del Datini. Fortuna che l’azienda emiliana anticipa loro il Fis ma in ogni caso si parla di retribuzioni “povere” che coprono una media di 15 ore settimanali.

Complice la sospensione del contratto nei mesi estivi, i sindacati chiedono al governo la proroga degli ammortizzatori con causale Covid-19 per almeno 27 settimane. «Il primo stipendio pieno arriverà non prima di novembre – ricorda Nunzio Martino, segretario della Filcams Cgil – C’è poi il nodo del rientro a settembre che vede due elementi prioritari: la certezza del reddito e la sicurezza delle lavoratrici». Come ripartire è un altro interrogativo. Nelle linee guida del Miur, ad esempio, non sono specificate le direttive sulle turnazioni in mensa. «Non si può riprendere come ci siamo lasciati il 4 marzo – aggiunge Cristina Calderini, delegata Filcams Cgil – Nel nostro lavoro ogni modifica va a impattare sulle tempistiche».

Anche il sindaco Biffoni partecipa alla manifestazione

Pesa l’incertezza di uno stipendio già ridotto dagli ammortizzatori (da 500 a 350 euro al mese) mentre il paradosso è che, essendo assunte a tempo indeterminato, le lavoratrici non possono andare in disoccupazione. Al personale delle mense è arrivata la solidarietà del Comune: con le lavoratrici ha parlato il sindaco Matteo Biffoni. «Stiamo lavorando con le scuole per garantire il servizio mensa nel nuovo anno scolastico, consapevoli che questo significhi tutelare posti di lavoro e mantenere un progetto di educazione alimentare che da anni viene portato avanti».