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La maestra che porta i bambini al parco: "Tra noi insegnanti serviva più coraggio"

Una lezione all'aperto della maestra Francesca Sivieri

Parla Francesca Sivieri: "Durante la quarantena avevo il magone perché sapevo di avere lo stipendio garantito e parlavo con mamme che a settembre dovrebbero licenziarsi se non riapriranno le scuole"

PRATO. «Durante la quarantena avevo il magone perché sapevo che mi sarebbe arrivato comunque lo stipendio, e potevo pagare le bollette, mentre negli stessi giorni ho parlato con una mamma che mi ha detto che a settembre avrebbe dovuto licenziarsi se non avessero riaperto le scuole». Nasce da questo sentimento di essere in qualche modo privilegiata l’idea della maestra Francesca Sivieri di portare i suoi alunni della materna al parco per leggere loro delle storie, iniziativa criticata dalla Cisl.

Si è stupita del clamore suscitato da questa vicenda?

«Non più di tanto, e non mi sono sentita particolarmente colpita perché il mio gesto è stato spontaneo e libero, non ho fatto niente contro nessuno. Stamattina mi ha chiamato la segretaria nazionale della Cisl Scuola per scusarsi, mi ha fatto piacere».

Che cosa è mancato in queste settimane?

«Secondo me questo era il momento, per le scuole e per i docenti, di farsi trovare pronti alla ripartenza. Molti insegnanti sarebbero stati disponibili a fare qualcosa. Era importante riaprire le scuole anche solo per dare ai ragazzi gli spazi per socializzare».

E invece...

«E invece abbiamo dato l’impressione, noi insegnanti, di aver paura, solo noi, mentre i dipendenti del settore privato tornavano al lavoro, anche perché altrimenti in molti avrebbero perso il posto».

La solita storia dei dipendenti pubblici che hanno poca voglia di lavorare?

«Non so, è una cosa che a qualcuno ha fatto comodo. Di sicuro questi mesi sono volati e non si è ancora capito bene come ripartire a settembre, ci sono stati tanti discorsi e poche decisioni concrete, è un peccato».

Se non si riparte a pieno ritmo che cosa potrebbe succedere?

«Il rischio è che alla fine siano sempre le donne a pagare, cioè che si torni indietro di mezzo secolo, perché alcune dovranno lasciare il lavoro per accudire i figli».

Il suo esempio però ha fatto scuola.

«Sì, un paio di colleghe hanno iniziato a leggere le storie nei parchi. Abbiamo creato una pagina Facebook che si chiama “Prati nelle storie” e ci sono adesioni anche da Ravenna e da Firenze».

I bambini apprezzano?

«Direi di sì. I bambini non sono untori, per loro il contatto fisico è fondamentale. Basterebbe un po di buon senso».

I suoi superiori che cosa le hanno detto?

«Il mio dirigente non l’ho sentito, abbiamo fatto un collegio docenti il 20 aprile, ne dovremmo fare un altro per la conclusione dell’anno scolastico, vedremo».