"Parlano di mafia senza fornire dati": Biffoni al contrattacco sulla piovra gialla

Il sindaco Matteo Biffoni col procuratore Giuseppe Nicolosi

Critiche del sindaco alla Fondazione Caponnetto, anche il procuratore Nicolosi avverte che non c’è un gruppo che controlla il territorio. Ma l'opposizione insiste

PRATO. Ogni anno Prato torna puntualmente a interrogarsi sulla presenza della mafia cinese. Succede in occasione del rapporto sulle mafie della Fondazione Caponnetto, che invariabilmente, come accaduto venerdì, ci racconta che a Prato c’è la piovra gialla (anzi, che il triangolo Firenze-Prato-Osmannoro è la Corleone della mafia cinese), ma senza fondare certe affermazioni su precisi riscontri oggettivi, quantomeno giudiziari.
Il procuratore Giuseppe Nicolosi ragiona invece proprio su questi riscontri e si limita a dire che ci sono due dati: l’omertà di una parte della comunità cinese e la presenza di personaggi che si propongono come mediatori dei conflitti, «un atteggiamento tipico dell’operato mafioso». Di qui a dire che c’è una mafia ce ne corre. «Non abbiamo evidenze di una struttura criminale che esca dalla comunità cinese» dice Nicolosi.

Ci sono invece tracce di ingenti capitali investiti per l’acquisizione di attività economiche, e la novità è che arrivano direttamente dalla Cina. Sulla provenienza di questi capitali, però, non si sa praticamente nulla. «È sempre stato molto difficile contestare l’associazione di stampo mafioso fuori da certe regioni - spiega Nicolosi - A Prato si può dire che nessun gruppo criminale ha il controllo del territorio. Ma io dico anche che ai fini della repressione dei reati non è fondamentale chiamare mafia certi comportamenti. È fondamentale contrastare questi fenomeni».

Parole rispetto alle quali sembra essere in sintonia il sindaco Matteo Biffoni. «Rispetto il lavoro della Fondazione Caponnetto - ha dichiarato ieri, 4 gennaio, il sindaco - ma pretendo rispetto per la città di Prato e soprattutto per il grande lavoro della Procura, della Dda e di tutte le forze dell’ordine e delle istituzioni. Ancora una volta si utilizza la parola mafia senza basi giuridiche e senza fornire dati precisi: a noi non interessa se l’illegalità si configura nel reato di associazione mafiosa o in altri, a noi interessa la repressione di ogni fenomeno criminale, di qualsiasi natura. Su questi argomenti pretendo serietà perché la lotta all’illegalità vede tutte le istituzioni della nostra città sempre in prima linea e non accetto che si parli di sottovalutazione da parte della comunità di Prato».

Biffoni nega che il rischio mafia sia sottovalutato: «A Prato nessuno sottovaluta niente, la lotta per la difesa della legalità è continua su tutti i fronti, come dimostrano le indagini della Procura della Repubblica, l’intenso lavoro delle forze dell’ordine, i controlli finanziati della Regione sul lavoro sicuro e tutte le attività che vedono impegnate anche il Comune per quanto di propria competenza, come tutti sanno. E come ben sa chi segue le vicende anche giudiziarie, nonostante nessuna sentenza abbia mai parlato di mafia, abbiamo sempre ribadito che ogni attività illegale, di qualunque natura, va stroncata con determinazione, anche e soprattutto per evitare che si infilitri nel tessuto economico».

Biffoni sottolinea l’unità di intenti di tutte le forze della città per contrastare ogni forma di illegalità: «A Prato tutti, dal Comune alle categorie economiche, dai sindacati agli ordini professionali, dalla Procura della Repubblica alle forze dell’ordine si sono sempre impegnati fattivamente per contrastare ogni forma di illegalità, senza aspettare grida d’allarme da nessuno, perché non si è mai sottovalutato niente e si lavora sodo, senza tanti discorsi. Chi dice che a Prato ci sia una sottovalutazione forse non conosce abbastanza bene la realtà. Non accetto però certe dichiarazioni semplicistiche che sviliscono il lavoro di anni della Procura, sempre in prima linea e a cui ci affidiamo con piena fiducia consapevoli della forte e costante attenzione. A Prato ci sono gli anticorpi per contrastare l’illegalità e anche per smontare quella cosiddetta zona grigia per la quale la condanna è totale e su cui non sono mai stati fatti sconti a nessuno». «Quindi attenzione alle definizioni che si usano - aggiunge il sindaco - Invito tutti, consiglieri comunali inclusi, ad avere rispetto per chi lavora per il bene della nostra comunità.

"Come è costume del Pd - replicano il senatore Patrizio La Pietra e il deputato Giovanni Donzelli di Fratelli d'Italia - il sindaco di Prato cerca di sviare il problema sollevato dalle dichiarazioni del presidente della fondazione Caponnetto che ha definito Il triangolo Prato, Firenze e Osmannoro come Corleone. Nessuno vuole sminuire il lavoro svolto dalla Procura e dalle forze dell’ordine a cui va tutto il nostro appoggio. Ma questo non toglie il fatto che il fenomeno dell’illegalità è un fenomeno armai diffuso, soprattutto nelle attività commerciali, dove molte aziende cinesi, operano senza rispettare la legge. Sfruttamento del lavoro. Reati ambientali. Reati tributari. Concorrenza sleale. Non lo dice Fratelli d’Italia, lo dicono le tante azioni intraprese dalle Forze dell’Ordine e dalla magistratura. Questo sforzo e questa attenzione non è sufficiente e forse Prato ha bisogno di leggi ad hoc, come proposte a suo tempo da Fratelli d’Italia per sconfiggere questi fenomeni. Bocciate. Non serve tapparci gli occhi, come fa il sindaco Biffoni, e far finta di non vedere. Occorre invece prendere atto del fenomeno e compiere azioni più incisive. Agire nei confronti del governo per ottenere più uomini, risorse e leggi capaci di affrontare il fenomeno della mafia cinese. Non si scandalizzi, Biffoni, agisca tramite i suoi amici di governo. Noi lo abbiamo fatto, ma non ci hanno ascoltati, provi lui forse avrà più fortuna. Ma soprattutto non si nasconda dietro la città, è proprio la città che non vuole essere un paravento per nessuno".

"L'allarme lanciato nei giorni scorsi sulla presenza di mafie straniere a Prato, in particolare di quella cinese - osserva il consigliere comunale Marco Curcio della Lega - deve scuoterci e muovere tutte le Istituzioni in un'unica direzione: quella di restituire il territorio alla legalità. Per questo lascia veramente sbigottiti la risposta piccata del sindaco Biffoni, che anzichè raccogliere questo allarme, ha respinto le analisi di problemi sotto gli occhi di tutti, come a dire che ciò che succede qua è "cosa nostra"... Sembra che Biffoni ogni volta che c'è da prendere atto di una città insicura o dove dilaga la malavita straniera, non abbia piacere di farsi raccontare la realtà dei fatti, che emerge dai numeri, anche quando le fonti sono qualificate e autorevoli. E non è silenziando gli allarmi che si risolvono i problemi".