Scuola, la carica dei 600 a caccia di una supplenza

L’auditorium dell’istituto Datini con gli aspiranti supplenti in attesa delle cattedre (foto Batavia)

Prato, «L’unica strada per me è il sostegno». Sono in troppi e all’auditorium del Datini si entra a scaglioni per motivi di sicurezza. Il caso dei precari del BuzziLab

PRATO. «Scusi, dov’è l’auditorium?» L’aspirante supplente chiede indicazioni. No, nell’auditorium del Datini non si entra. O meglio, si entra a scaglioni. Motivi di sicurezza. Con quelli non si scherza: troppe persone accalcate all’ingresso dell’istituto di via Reggiana. Via via che l’assistente amministrativa scende al piano terra e nomina la classe di concorso, la graduatoria scorre sul monitor. Nel girone infernale delle terze fasce (i docenti precari), la pena si chiama attesa. E per renderla più tollerabile, il preside Daniele Santagati ha deciso di aprire la sala ristorante e posizionare uno schermo per agevolare le convocazioni. Che ieri sono andati avanti fino a sera. E’ di scena l'assegnazione delle cattedre annuali, rito di fine estate che andrà avanti per tutta la settimana: martedì 10 toccava alle superiori, oggi alla materna e alla primaria, domani si replicherà al Datini con le medie. E quest’anno è record di contratti a termine per coprire i posti vacanti nei vari istituti. Che quest’anno sono davvero tanti, soprattutto alle superiori vista l’impossibilità di andare a pescare dalle graduatorie ad esaurimento (ormai esaurite). Circa 460 cattedre sono state coperte con incarichi annuali, di cui 213 nel sostegno. Qualche mal di pancia fra i 600 aspiranti prof derivante dal metodo di convocazione ma, come ricorda Santagati, «le norme di sicurezza vanno rispettate e l’unico spazio per ospitare oltre 500 persone sarebbe stato l’Estraforum».

La maratona delle nomine annuali, qui organizzata in modo più “intelligente” rispetto ad altre province, dà la possibilità ai supplenti di scegliere l’incarico in base alla classe di concorso. «Noi presidi facciamo un grande sforzo – spiega Santagati – ma questo ci permette di assegnare le supplenze dando ai docenti libertà di scelta in più scuole, compatibilmente con i posti disponibili. I candidati sono stati convocati a gruppi di 40 in auditorium, per ragioni di sicurezza. E’ nostro compito anche tutelare la salute dei dipendenti impegnati nelle operazioni di nomina». Scongiurato dunque il copione andato in scena nel settembre 2018 al Buzzi, quando le convocazioni si svolsero in un’aula magna gremita. «Metodo che garantisce nomine trasparenti», conferma la segretaria della Flc Cgil, Filomena Di Santo. A proposito di Buzzi, i primi ad essere convocati sono stati i precari dei laboratori di chimica, che hanno firmato un contratto pur nell’incertezza derivante dallo stop temporaneo del BuzziLab. «Le graduatorie sono sempre una lotteria», ammette Elisa Favi, docente di laboratorio d’informatica al Dagomari. Sventola il contratto in mano ma ancora non ci crede.

«Mi sono affacciata al mondo dell’insegnamento tre anni fa, prima lavoravo in una ditta di software». Quante storie s’intrecciano sui corridoi dei Datini. Un precario storico è Marcello Contento, prof di economia aziendale al Dagomari. Fu lui a lanciare nel 2017 l’esperimento di astensione dai social per una settimana. «Entro nel quinto anno di precariato, almeno io ho la sicurezza di lavorare. Mi auguro che il decreto “Salva precari” vada in porto». Matteo Vannini si lancerà nel sostegno al Copernico, anche quest’anno. Ha 42 anni, laurea e dottorato in filosofia. «Non c’è posto nella mia materia. L’unica strada è il sostegno». Ci prova anche Cristina Buzzegoli, docente di spagnolo. Ha 42 anni e insegna da quattro. «Sono mamma di tre bimbi: l’insegnamento mi dà la possibilità di conciliare lavoro e maternità».