Biffoni-Spada: l’incognita delle “listine”e il M5s come ago della bilancia

Tra due settimane il sindaco uscente e il candidato di centrodestra cercheranno di spuntarla in un duello all’ultimo punto: dieci anni fa il precedente Cenni-Carlesi

PRATO. Lo sfidante che meno ti aspetti. Il leghista dal volto sorridente che non pronuncia proclami anti-migranti stile Salvini. Il rappresentante delle categorie economiche, chiamato a dare voce ai cittadini che reclamano sicurezza, ordine e meno tasse, ma senza eccessi “social”. E sarà proprio Daniele Spada, il candidato sindaco del centrodestra, il duellante più ostico per Matteo Biffoni.

Un “civico” travestito da leghista della porta accanto che potrà mettere in difficoltà il sindaco uscente della maggioranza del centrosinistra che ha governato in questi cinque anni. Il “fantasma” del ballottaggio nella notte dell’exploit europee della Lega l’altra notte ha cominciato ad aggirarsi nelle stanze del comitato elettorale che ha sostenuto la campagna per la rielezione di Biffoni. È vero che i soddisfacenti risultati del Pd nazionale ottenuto in Europa avrebbero pensato ad un buon viatico verso un successo al primo turno per Biffoni ma i risultati del pd pratese (31,7%) non sono stati sufficienti ad assicurargli un trionfo senza patemi d’animo. Biffoni si è trovato davanti ad uno scalino che non è più riuscito a superare fermandosi al 47,1%.

Seggio dopo seggio, durante la lunga ed estenuante giornata di scrutinio, il centrosinistra non è riuscito a girare alla boa del fatidico 50,1%. E Spada si è arroccato su un 35,1% che dovrà servire come partenza per l’attacco decisivo del 9 giugno.

Guardandosi alle spalle ci sono risultati che occorre tenere presente. La strepitosa vittoria di Matteo Biffoni del 2014, conquistata col 58,1% nello scontro con l’ex sindaco Roberto Cenni (28,7%), era maturata grazie anche l’effetto dell’alluvione di voti suscitati dalla campagna elettorale di Matteo Renzi che portarono il Pd al 40%. E, da questo punto di vista, è chiaro che Spada non può altro che essersi giovato dalla clamorosa performance della Lega di Salvini che cinque anni fa veleggiava su percentuali bassissime è balzato alla percentuale da primo partito italiano.

E sempre voltando lo sguardo al passato non bisogna dimenticare che l’esperienza del ballottaggio del 2009 fra il candidato del centrosinistra Massimo Carlesi e il civico Roberto Cenni fu vinta da quest’ultimo con un punto percentuale di scarto: 50,9% per l’ex patron della Sasch e 49,1% per Carlesi. Non c’è dubbio quindi che le due settimane che aspettano gli elettori saranno ancora più calde. Prevedibili il raddoppio degli sforzi che entrambe le parti cercheranno di esercitare sulle altre componenti politiche (più su Milone e Garnier per il centrodestra più che su Rocchi e Daghini per il centrosinistra). Senza dimenticare il ruolo di ago della bilancia del Movimento 5 Stelle da decifrare e, non certo irrilevante, l’opera di persuasione verso migliaia di cittadini che finora hanno scelto di stare alla finestra. I “duellanti” stanno comincia a contare i passi.