Don Angelo invita ad aprire il cuore e non a chiudere i porti ai migranti

Don Angelo Rancati

Prato, nel bollettino parrocchiale distribuito a 1.100 famiglie di Viaccia un messaggio ispirato alle “Beatitudini” di Carlo Sansonetti

PRATO. L’incipit è di quelli che fanno riflettere: «Beati voi, migranti, che sul mare, in gusci di noce, fuggite dalla fame e della guerra, perché vostra è la terra del bene e dei beni». Ma il finale fa riflettere ancora di più. «Guai a voi che decretate la chiusura dei porti, che votate quei politici, diventando loro complici». Pasqua è alle porte. Anche le elezioni del 26 maggio. E in paese l’hanno notata in tanti quella copertina del bollettino parrocchiale distribuito 15 giorni fa a 1.100 famiglie di Viaccia. Si tinge di colore arancione mentre in neretto spiccano i versi delle “Beatitudini dei Migranti” di Carlo Sansonetti, fondatore dell’onlus “Sulla Strada”, parroco di Attigliano.

Qualche viaccese ha storto il naso rimproverando alla parrocchia di “buttarla un po' troppo in politica” ma don Angelo Rancati tira dritto. E dire che lui, dal 1971 sacerdote della chiesa Santissima Trinità, la sua comunità la conosce come le sue tasche. Una comunità particolare dove la chiesa locale e la casa del popolo vanno a braccetto tanto da stampare un bollettino periodico insieme. Ma quella di Viaccia è una comunità che ha cambiato pelle. La propaganda di Salvini sugli sbarchi e sui “porti chiusi” attecchisce anche da queste parti. Così don Rancati, classe 1940 e accento milanese che è una meraviglia, ha scelto i versi di Sansonetti per spiegare alla sua gente ciò che pensa di quello che sta accadendo nel Mediterraneo.

«Generalmente scelgo parole significative e trovo che le “Beatitudini dei Migranti” siano in linea con il messaggio che, attraverso l’accoglienza e la solidarietà, si può fare evangelizzazione. Se ci lasciamo abbacinare dalle ideologie sovraniste e leghiste di oggi veniamo meno ai nostri principi di fede. E se non si è capaci di instaurare un rapporto con i più deboli significa che abbiamo fallito come Chiesa».

Non don Rancati, uno che l’accoglienza non si è limitata solo a predicarla ma anche a farla sempre sul campo. Fin dagli anni ’70, quando fondò la comunità di accoglienza per minori e famiglie Eli-Anawim (in ebraico, i poveri di Dio), insieme a Elisabetta Berarducci, scomparsa nel 2001, cui sono dedicati i giardini del quartiere. «Qui non si tratta di fare politica. Un semaforo bisogna accenderlo. C’è chi non si vergogna di essere fascista o razzista. Se cadiamo nel tranello di lasciarci sobillare contro i più poveri, allora non abbiamo diritto a considerarci “umani”, né tanto meno “cristiani”».

Don Angelo è un’istituzione a Viaccia, un pezzo della sua storia. «Don Angelo è più a sinistra di noi», sorride Massimo Chiarugi del circolo Arci “La Libertà”. Sfogliando il bollettino si leggono le pagine dedicate al mondo parrocchiale, a metà iniziano quelle del circolo che si leggono capovolgendo la pubblicazione. E se la prima pagina della parrocchia cita le “Beatitudini dei Migranti”, quella del circolo cita Primo Levi: «Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario».

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