A Prato sono in aumento i tumori della tiroide

ll dottor Francesco Feroci dell’ambulatorio di chirurgia endocrina dell’ospedale Santo Stefano

Grazie agli ottimi risultati della chirurgia endocrina dell’ospedale Santo Stefano il 98% risulta curabile. Ogni anno vengono visitate 1500 persone (70% donne)

PRATO. La donna over 40 che ha subito uno svuotamento linfonodale del collo e temeva di non riuscire più ad avere figli: oggi la sua gola sta bene e il sogno della maternità si è avverato. La cantante che temeva di perdere la voce e sacrificare così la propria carriera. Anche il suo collo oggi è in salute, senza cicatrici. Il loro “grazie” va agli angeli custodi della gola, i medici dell’ambulatorio di chirurgia endocrina dell’ospedale “Santo Stefano”. Millecinquecento persone visitate ogni anno dal chirurgo endocrino Francesco Feroci che, sotto l’egida della chirurgia generale diretta dal dottor Francesco Franceschini, lavora gomito a gomito con i colleghi di otorinolaringoiatria, medicina nucleare ed endocrinologia: di queste millecinquecento (nel 70% dei casi si tratta di donne), 200 finiscono ogni anno sotto i ferri per sottoporsi a intervento chirurgico di asportazione della tiroide o a termoablazione con radiofrequenza.

La lista d’attesa media è di circa un mese e mezzo e Prato, dopo Pisa e Careggi, è il terzo ospedale col numero più alto d’interventi.. «Abbiamo ridotto le fughe verso altre realtà dal 60% al 15%», ammette con un pizzico di soddisfazione il dottor Feroci coadiuvato dai colleghi Antonio Sarno (primario) e Alvaro Petrucci di otorinolaringoiatria. Da oltre tre anni l’ospedale di Prato è stato accreditato della Società Unitaria di Endocrinochirurgia come centro di riferimento di chirurgia della tiroide per il tipo di approccio diagnostico “multidisciplinare” messo in campo contro le patologie della tiroide: in particolare, l’ambulatorio dedicato all’agoaspirato ecoguidato serve a diagnosticare la natura della patologia nodulare tiroidea.

E se la buona notizia è che il 98% dei tumori alla tiroide è curabile, la cattiva è che a Prato la loro incidenza negli ultimi anni è aumentata del 30-40%, complice però una maggiore diagnosi precoce. «Molti – racconta il chirurgo - vengono da fuori Prato all'ospedale Santo Stefano, uno dei pochi in Italia (il secondo in Toscana dopo Pisa, ndr) dove viene utilizzato il macchinario che permette la termoablazione a radiofrequenza dei noduli tiroidei, in alternativa alla chirurgia tradizionale».


Un intervento ben più tollerato rispetto alla chirurgia tradizionale perché comporta minor dolore, assenza di cicatrici, riduzione dei tempi di ricovero (solo due ore) e, infine, una capacità di recupero delle normali attività dopo 24-48 ore senza necessità di assumere successive terapie ormonali. In alcuni casi si rende necessaria la linfectomia del collo, mentre in alcune situazioni vengono eseguiti interventi mininvasivi innovativi come tiroidectomia transorale che non lascia cicatrici.

Non solo. Nell’ultimo anno l’ambulatorio di chirurgia endocrina del collo è diventato un caso di studio, al centro di quattro tesi di laurea dell’università di Firenze che hanno preso in esame l’esperienza clinica pratese. Ed entro aprile arriverà in chirurgia un sistema di neuromonitoraggio in tiroidectomia in modo da ridurre il rischio di lesione dei nervi che controllano la voce. Un sofisticato strumento che consente al chirurgo di individuare i nervi che corrono vicino alla tiroide, riducendo così il rischio di lesione. —