Cyberbullismo: nelle scuole il fenomeno resta sommerso

Cento palloncini bianchi per dire "no" al cyberbullismo

Giornata della sicurezza on line: il punto degli psicologi dell'Oso e le iniziative alla Santa Gonda e Convitto Cicognini

PRATO. Cento palloncini bianchi per dire “no” al cyberbullismo. Li hanno lanciati ieri in cielo gli alunni della scuola primaria Santa Gonda, insieme a genitori ed insegnanti, in occasione del “Safer Internet Day”, la giornata mondiale per la sicurezza online. Bullismo in rete, ma anche adescamento online, sexting e dipendenza da Internet, i temi al centro della mattinata, che ha visto gli studenti incontrare gli psicologi di Oso, l’Osservatorio per la sicurezza online attivo a Prato dal 2015. Che ha lanciato un allarme: la maggior parte del cyberbullismo è sommerso.

«Di cyberbullismo si parla molto di più che in passato, ma la consapevolezza del problema, anche se in crescita, è ancora troppo poca – spiegano Stefano Giusti e Claudia Terranova, psicologi di Oso – Quando incontriamo i ragazzi nelle scuole – oltre 4mila a Prato nei 4 anni di attività dell’Osservatorio, tra infanzia, primarie e medie, e più di 600 famiglie – vediamo spesso dinamiche che ci fanno capire che ci sono comportamenti di cyberbullismo, ma che rimangono nascosti. Questo soprattutto perché tra i ragazzi c’è paura a chiedere aiuto e spesso i segnali del fenomeno vengono sottovalutati, anche se causano sofferenza». Per questo è importante abituare i ragazzi al dialogo, fin da piccoli. «I nostri alunni sono abituati ad avere fiducia e a parlare di quello che succede loro fin dalla scuola dell’infanzia – racconta la vicepreside e referente per il bullismo dell’istituto comprensivo Pacetti Rosella Barba – Per noi è importante che siano in grado di affrontare certe tematiche senza taboo, in modo aperto, anche perché vediamo che sentono il bisogno di discuterne».

Maggiori difficoltà in questo senso ci sono tra gli studenti delle medie: «A quell’età sono più restii a farsi guidare» spiega Giusti. Motivo per cui la prevenzione deve cominciare presto. Anche perché l’età del primo smartphone si abbassa sempre di più: per la maggior parte dei ragazzi arriva in quarta elementare, ma praticamente tutti sono già abituati ad usare quello dei genitori (fin da piccolissimi). «I ragazzi sono spesso più esperti del mezzo di mamma e papà – spiega Terranova – ma quello che manca loro è la consapevolezza del modo in cui va usato». Anche perché quello che sfugge al cyberbullo, nascosto dietro uno schermo, è la percezione della reazione che ciò che fa provoca nell’altro, la sua sofferenza. Che nei casi più estremi può portare anche al suicidio. O a lasciarsi persuadere a compiere atti pericolosi, come quelli delle numerose “sfide” diffuse in rete (ad esempio quella dei selfie estremi sui tetti). «La solitudine in questi casi incide molto – spiega Sara Vitale, psicologa di Oso – più si è soli e più ci si può far del male».

L’ascolto dunque è fondamentale. Oso che mette a disposizione un numero attivo 24 ore su 24 (329 6062928) per dubbi e informazioni, affiancato da uno sportello d’ascolto in via Santa Trinita 84, a cui se ne aggiungeranno presto altri due: a La Querce (nella sede della Pubblica Assistenza) e a Santa Lucia. L’attività dell’Osservatorio ha permesso in 4 anni di consegnare 10 casi all’attenzione della polizia postale e di seguire 20 ragazzi vittime delle insidie della rete con un sostegno psicologico. Oso ha concluso la giornata nella sala Banti di Montemurlo, con l’incontro, promosso con la polizia municipale, dal titolo “#NoCyberbullismo”. A maggio si terrà una mostra con gli elaborati dei ragazzi.