In città ancora 12 beni confiscati alla mafia da riconsegnare

Da sinistra il sindaco Matteo Biffoni, Massimo Carlesi e l'assessore regionale Vittorio Bugli (foto Sproviero/Batavia)

Prato, l’assessore regionale Bugli ha fatto il punto in commissione speciale sul secondo Rapporto mafie della Normale di Pisa

PRATO. La città ai primi posti nazionali per il riciclaggio e per la criminalità organizzata cinese. Dati evidenziati nell’ultimo dossier della qualità della vita, ma anche dal 2° Rapporto sulla criminalità organizzata e corruzione in Toscanacommissionato dalla Regione alla Normale di Pisa e pubblicato alcuni mesi fa. Proprio quest’ultimo è stato al centro ieri pomeriggio della commissione consiliare speciale istituita per studiare i fenomeni di criminalità sul territorio e pensare a possibili azioni di contrasto. Una commissione che voleva chiudere i due anni di attività e per questo è stato chiamato l’assessore regionale Vittorio Bugli e la commissione si è svolta in aula consiliare, con l’invito esteso anche ai rappresentanti delle categorie economiche.

Di fatto, però, non sarà l’ultima perché, su proposta dello stesso Bugli e poi rimarcata dal consigliere Aldo Milone che della commissione speciale è stato il promotore, si svolgeranno altre riunioni per entrare più direttamente nel focus dedicato a Prato, che verrà raccontato a viva voce dagli stessi ricercatori dell’ateneo pisano. «In questo secondo rapporto è stato dedicato un focus a Prato, distinto dalle altre province toscane, per la peculiarità di questo territorio – ha detto Bugli – caratterizzato non solo da una forte imprenditorialità, potenziale attrattiva della criminalità organizzata, ma soprattutto per la forte presenza cinese. Mercati italiani e stranieri, leciti e illeciti, spesso convivono e cooperano. Se la criminalità organizzata di matrice italiana, classica, rivolge i propri delitti a tutti, senza distinzione, quella cinese li rivolge verso la propria comunità, anche se spesso ha bisogno di mediatori e interlocutori italiani».

Proprio su questo punto, Milone ha rilanciato un suo cavallo di battaglia, quello di modificare l’ormai vetusta legge 416 bis: «Oggi ha poco senso parlare di organizzazione mafiosa come avveniva 30 anni fa, perché le dinamiche sono cambiate. E lo dimostra il caso dell’operazione China Track, in cui l’aggravante mafiosa è venuta a cadere perché il giudice ha ritenuto che mancassero i presupposti, vanficando così almeno una parte dell’opera delle forze dell’ordine. In realtà il risultato è sempre quello dell’accumulo illecito di ingenti capitali che poi vengono rinvestiti, come avviene per la droga, anche per il lavoro nero, il caporalato e la concorrerenza sleale».

Bugli ha anticipato che nel terzo rapporto verrà dedicato un focus anche al tema dei reati ambientali, in cui Prato ha parte importante sul fronte dello smaltimento illegale dei rifiuti tessili. E ha detto che in provincia sono ancora 12 i beni confiscati alle mafie ancora da consegnare. Tra i consiglieri, Silvia La Vita del Movimento 5 Stelle ha detto che «studi e commissioni vanno bene, ma poi un Comune deve trovare soluzioni. A Prato la situazione della criminalità organizzata è stata sottovalutata e mi sarei aspettata ben altri appelli del sindaco nei confronti dei governi».