Filpucci azienda pioniera nella “certificazione animale”

Leandro Gualtieri e il figlio Federico

Lana ottenuta in allevamenti di pecore etici e sostenibili: «L’Rws è richiesta dai grandi brand di moda». Manteco, Fortex e Marini porteranno alle fiere i prodotti riciclati: la ricerca del laboratorio del Buzzi

PRATO. C’è il welfare aziendale e c’è il welfare degli animali, quelli d’allevamento. Una roba seria, non solo per il mondo degli animalisti ma anche per l’universo dei brand sempre più orientati verso un guardaroba green e sostenibile. Benessere e trattamento etico per le pecore “da lana”, quelle dei pascoli in Patagonia e Nuova Zelanda, oppure le capre d’angora da cui si ricava il mohair in Sudafrica. È un bollino a garantire tutto questo, ed è racchiuso in tre lettere: Rws. Che in inglese sta per “responsible wool standard” e segna l’ultima frontiera della certificazione etica e responsabile sempre più cara al tessile pratese. Da 15 giorni il certificato Rws è entrato in casa Filpucci, storica azienda produttrice di filati capitanata dalla famiglia Gualtieri, la prima realtà a Prato a dotarsi di questa garanzia per la lana proveniente da allevamenti della Nuova Zelanda che rispettano appunto la vita degli animali, dalla tosatura all’alimentazione.

Novità a Pitti. I filati di lana Rws, che si aggiungono agli standard Gots ("global organic textile standard") per il cotone biologico e Grs ("global recycle standard") per le lane riciclate, sono alcune delle novità che Filpucci porterà a Pitti Filati (27-29 giugno) in tema di certificazioni aziendali: fanno parte della collezione fantasia e cardato per la stagione autunno-inverno 2019/2020. «La certificazione Rws è arrivata due settimane fa, per ottenerla abbiamo aspettato sei mesi. Una procedura complessa e macchinosa – spiega l’imprenditore Federico Gualtieri - che sono stati i brand a richiederci. Il principio è quello della certificazione della catena di custodia che serve a tracciare tutta le fasi di lavorazione della filiera, dall’allevamento della pecora in poi». Rws, ad esempio, è uno standard richiesto da Patagonia, famoso marchio di abbigliamento sportivo che lavora con Filpucci.

Alcuni dei relatori al convegno di Confindustria


Lana riciclata. Chic ed ecologica, la lana riciclata entra piano piano nelle collezioni dei tessuti pratesi. È il cavallo di battaglia di Manteco che lavora tanto con Zara, è un articolo che producono anche i lanifici Fortex e Marini Industrie. C’è un problema, però. Rigenerando la fibra bisogna mettere in conto il rischio di riportare nel ciclo elementi tossici e inquinanti, come i coloranti: il rischio, insomma, è che per rispettare i capitolati dei brand si scarti il materiale riciclato già consumato che è la vera ricchezza di Prato. E i capitolati dei brand, da questo punto di vista, non prevedono trattamenti differenziati fra materie vergini e rigenerate. «Ci sono dei grossi limiti nella gestione dei sottoprodotti che vengono equiparati ai rifiuti speciali, creando un danno soprattutto per i pratesi – fa notare Andrea Cavicchi, presidente della sezione moda di Confindustria Toscana Nord - Fondamentale è certificare tutti i pezzi di filiera con certificazioni che abbiano una credibilità internazionale». Due sono le strade indicate durante il seminario organizzato mercoledì 20 giugno da Confindustria Toscana Nord, insieme a due enti certificatori come Icea e Textile Exchange. Da una parte la certificazione Grs che al momento interessa 160 aziende pratesi di cui 72 già certificate (altre in fase di certificazione) e poi una carta d’identità del cardato riciclato presentata da Giuseppe Bartolini, direttore del laboratorio di analisi del Buzzi.

Il lavoro di buzzilab. Riciclato a raggi X con una scheda del prodotto (Prls, ovvero "product ristrect list sustainable") che elenca gruppi di sostanze e i rispettivi valori indicativi a garanzia dei grandi marchi (in primis, i coloranti azoici). «L’obiettivo è far comprendere ai brand che il materiale riciclato possa essere trattato diversamente rispetto a quello vergine», spiega Silvia Tarocchi che per Confindustria Toscana Nord segue dal 2016 il progetto Detox con Greenpeace. La scheda del Buzzilab andrebbe dunque inserita nel capitolato dei brand e, perché no, adottata anche da Greenpeace. Confindustria Toscana Nord sta lavorando proprio in questa direzione.

L'intervento di Cavicchi al convegno di Confindustria