Acqua, il grande spreco: la metà viene dispersa

Una perdita dal tubo dell'acquedotto (archivio)

Un’inchiesta di “Dataroom” colloca Prato nella top ten delle città peggiori, ma secondo il vicepresidente di Publiacqua ora la situazione è migliorata

PRATO. Nel giorno in cui Publiacqua ha approvato il bilancio 2017 con un utile di 24 milioni, arrivano numeri poco incoraggianti sulla dispersione idrica, cioè sulla percentuale di acqua che parte dall’acquedotto ma non arriva al rubinetto delle abitazioni. Secondo un’inchiesta di Milena Gabanelli sul “Dataroom” del Corriere della Sera, Prato si trova nella poco invidiabile top ten delle città italiane dove lo spreco è maggiore con un impressionante 58,2% (la classifica è guidata da Frosinone col 75%). In altre parole, su 10 litri di acqua erogati, solo 4 arrivano a destinazione. Sono dati Istat risalenti al 2015, forse gli ultimi disponibili a livello nazionale.

Secondo Simone Barni, il pratese vicepresidente di Publiacqua, negli ultimi due anni la situazione a Prato è molto migliorata. Barni stima che la dispersione idrica sia ora sotto il 50%, intorno al 48, che collocherebbe comunque Prato sopra la media nazionale del 41%. «Abbiamo fatto ingenti investimenti per la distrettualizzazione (cioè la suddivisione della rete in piccole tratte per rendere più semplice la manutenzione, ndr) e la sostituzione delle tubature che si erano rotte - spiega Barni - In effetti nel 2015 eravamo messi male, ed è per questo che siamo intervenuti in maniera massiccia. Non è un caso se siamo tornati a fare utili: significa che siamo diventati più efficienti».

L’ottimismo di Publiacqua deve fare i conti con le frequenti proteste che si levano in città a causa delle perdite. È una storia che si ripete puntuale da qualche anno all’inizio dell’estate, quando le perdite diventano più evidenti a causa dell’assenza di pioggia: è tutto in fiorire di segnalazioni che lamentano pozzanghere improvvise e ruscelli che scorrono per le strade cittadine, con il corollario di lamentazioni per la lentezza degli interventi. Già nel giugno dell’anno scorso Publiacqua, con l’avallo dell’assessore Filippo Alessi, calcolava di essere riuscita a ridurre del 12% le perdite. Così facendo sarebbe bastato immettere in rete 800 litri al secondo anziché 1.000. L’azienda, dice Barni, ha intenzione di proseguire su questa strada.

Lo stesso Barni è in lizza per la successione al presidente Filippo Vannoni alla guida di Publiacqua, cioè sulla “staffetta” tra Firenze e Prato, ma su questo preferisce glissare: «Tutto può essere. Intanto abbiamo approvato il bilancio. Per la definizione degli organismi societari c’è tempo. Prato semmai rivendica la necessità di fare il punto sulla governance dell’azienda in vista della fine della concessione, nel 2021». Alla scadenza, si profilano diverse ipotesi: la gara per l’affidamento a un nuovo gestore, una proroga o il cosiddetto affidamento “in house”.
Intanto però bisogna pensare all’emergenza quotidiana che sta più a cuore ai cittadini, le perdite dell’acquedotto.