Disabili senza protezione: un piano da 600.000 euro

Prato, progetti di vita personalizzati, co-housing, laboratori e mini-appartamenti: “Dopo di noi” durerà tre anni e sarà gestito da Società della salute e cooperative

PRATO. Un programma di interventi su 3 anni del valore di 600mila euro a favore delle persone disabili alle quali nei prossimi anni verrà probabilmente a mancare la rete assistenziale familiare. È il progetto sul “Dopo di Noi” presentato dalla Società della Salute area pratese insieme a numerose cooperative e realtà sociali del territorio. Il progetto, approvato dalla Regione Toscana lo scorso febbraio, sarà finanziato per 84mila euro dalla SdS e per 516mila euro dalla Regione tramite fondi europei (con in più eventuali 129mila euro per la realizzazione di infrastrutture) e prevede una serie di misure da attuare nell’arco di tre anni per favorire l’autonomia delle persone affette da disabilità che, a causa del diminuire della capacità di assistenza della propria rete parentale, in un futuro non lontano dovranno riuscire a “cavarsela da sole” (o almeno il più possibile). «Per ogni utente sarà studiato un “progetto di vita” personalizzato – spiega Cecilia Lombardi della SdS – La proposta è stata condivisa con molte realtà, e questo è un valore importante».

I soggetti coinvolti saranno circa 70, residenti nell’area pratese affetti da diverse disabilità. Vari anche gli interventi che verranno messi in campo: attività per l’accrescimento dell’autonomia e della gestione delle relazioni interpersonali e del management domestico come weekend e giornate fuori casa o laboratori; percorsi di informazione e sensibilizzazione rivolti anche ai familiari; cohousing all’interno di strutture adibite. Il progetto prevede la realizzazione di quattro di queste: un mini-appartamento a Vaiano e 2 nel Comune di Prato, con un livello di assistenza medio basso, che potranno ospitare un totale di 6 persone, più un appartamento a La Pietà, a Prato, destinato a 5 soggetti con gravi disturbi dello spettro autistico, con assistenza 24 ore su 24.

Il progetto sul “Dopo di Noi” affonda le radici nella ricerca promossa da quattro cooperative sociali pratesi appartenenti all’Area Welfare di Legacoop Toscana – CUI, Alice, Kepos e Pane&Rose – presentata giovedì a palazzo Banci Buonamici, dal titolo “Misurare i bisogni presenti e futuri del Dopo di Noi”. Condotta da Iris, ha mappato i bisogni legati al “Dopo di noi” nel territorio pratese partendo dalle persone potenzialmente interessate, cioè circa 100 utenti dei servizi delle cooperative promotrici.

«Molte delle famiglie dove c’è un disabile rischiano nel giro di poco tempo di non riuscire a provvedere più alla sua assistenza con la stessa qualità e quantità – ha spiegato Marco Paolicchi, responsabile dell’Area Welfare di Legacoop Toscana – È una questione fisiologica, legata all’invecchiamento dei cosiddetti “caregiver” ma anche all’aggravamento nel tempo delle patologie e al carico psicologico ad esse connesso. È quindi un tema delicato, perché riguarda non poche famiglie, ai cui bisogni è necessario offrire una risposta». Dalla ricerca emerge infatti, a fronte di un carico assistenziale crescente – al momento quello richiesto è “medio” (52%), ma viene indicato un progressivo aumento tra 3 anni.

La ricerca: una rete familiare sempre più anziana. Con un campione di circa 100 famiglie tra quelle potenzialmente interessate al “Dopo di noi”, l’indagine promossa da Cui, Alice, Kepos e Pane&Rose offre uno spaccato delle realtà in cui la rete assistenziale di un disabile è a rischio.
Le persone disabili a cui si riferisce l’indagine, condotta sul territorio pratese, sono in prevalenza di sesso maschile (64%) e nella fascia di età 41-60 anni. Il 68% è affetto da pluripatologie. Per circa il 20% di loro la rete di sostegno è costituita da entrambi i genitori insieme a un fratello o una sorella, dai soli genitori o dal solo fratello/sorella nel 16% dei casi. La maggioranza dei disabili (41%) vive con entrambi i genitori, con un solo genitore nel 15% dei casi.

Una percentuale non trascurabile vive con un parente o da solo. Due terzi dei disabili coinvolti nell’indagine usufruiscono attualmente di più servizi, in prevalenza centro diurno e accompagnamento o trasporti. Le risposte circa gli aspetti ritenuti più rilevanti da garantire indicano quelli assistenziali (96%) e di inserimento sociale (69%), sanitari (57%) e abitativi (33%).

Emerge infine una grande disponibilità a partecipare alla progettazione di servizi per il “Dopo di noi”: il 50% delle famiglie sarebbe disposta a partecipare con un contributo economico, il 35% metterebbe a disposizione un appartamento e il 43% sarebbe disposto a mettersi insieme con altri genitori e famiglie. Nella foto un momento della presentazione della ricerca “Dopo di noi” a palazzo banci Buonamici, sede della Provincia.