Ispettrice aggredita da un detenuto in carcere

Il carcere della dogaia a Maliseti

Prato, l'episodio alla Dogaia. La Fp pubblica Cgil denuncia la difficoltà di gestire le decine di detenuti psichiatrici che convivono con quelli comuni. Cirielli (FdI): "Abolire il regime delle celle aperte"

PRATO. Paura alla Dogaia nella mattina di oggi, 11 aprile, dove un’ispettrice della polizia penitenziaria è stata aggredita da un detenuto. Secondo quanto riferisce la Funzione pubblica Cgil, il detenuto, un giovane africano in carcere per violenza sessuale, avrebbe preso per il collo la donna tentando di strangolarla. Grazie al pronto intervento degli altri agenti è stato evitato il peggio.

Oltre ad esprimere solidarietà e massima vigilanza all’ispettice, la Fp Cgil sottolinea il fatto che, “presso il carcere pratese sono rinchiusi decine di detenuti considerati comuni ma in realtà con gravi problemi psichiatrici. Questo vuol dire che devono conivere ed essere gestiti con la restante popolazione detenuta. E’ impensabile oltre che pericoloso che gli stessi possano essere governati con le stesse risorse professionali e materiali. Da anni denunciamo questo fenomeno e invano assistiamo a questo stillicidio nel silenzio più assordante delle istituzioni".

Solidarietà agli agenti anche da parte del sindacato autonomo Sappe, che col suo segretario Donato Capece punta il dito contro l'organizzazione del sistema carcerario: "Lasciare le celle aperte più di 8 ore al giorno senza far fare nulla ai detenuti - lavorare, studiare, essere impegnati in una qualsiasi attività - è controproducente perché li lascia nell'apatia: non riconoscerlo vuol dire essere demagoghi ed ipocriti",

"Il regime delle celle aperte che consente ai detenuti di vagare per 8 ore al giorno senza alcuna attività rieducativa va abolito". Gli fa eco in una nota il Questore della Camera dei Deputati, Edmondo Cirielli, responsabile Giustizia di Fratelli di Italia, esprimendo solidarietà all'ispettrice e all'agente di polizia penitenziaria aggrediti nel carcere della Dogaia da un detenuto originario del Togo. "Grazie alla denuncia del sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe), oggi veniamo a conoscenza dell'ennesimo episodio di violenza che si consuma nelle carceri italiane ai danni della polizia penitenziaria" spiega Cirielli. "Le forze politiche che sono in maggioranza in Parlamento decidano di pensionare le norme volute dal Pd e dal ministro della Giustizia Andrea Orlando. Difendere l'incolumità degli agenti sia una priorità mentre continuare su questa strada significa legittimare aggressioni e offese da parte dei detenuti. Noi come Fratelli di Italia non abbiamo alcun dubbio.
E dunque chiediamo che, senza perdere più tempo, si proceda alla cancellazione del regime delle celle aperte" conclude il deputato di Fratelli di Italia.

In realtà, come riferisce lo stesso sindacato autonomo Sappe, quando si è verificata l'aggressione, nella quale è rimasto contuso anche un altro agente di polizia penitenziaria, il detenuto africano si trovava in infermeria e aspettava la somministrazione di un farmaco.

"Non si può vivere nell’angoscia perpetua che la bomba esploda: c’è bisogno di atti concreti per cambiare le cose nel carcere della Dogaia - ha commentato il deputato di Forza Italia Giorgio Silli - Esprimo la mia preoccupazione e il mio rammarico per l’ennesima violenta aggressione avvenuta ieri nel carcere pratese, dove un detenuto africano ha aggredito alla gola un’ispettrice della polizia penitenziaria. Si tratta di un episodio orrendo, che ha rischiato di trasformarsi in qualcosa di più grave se l’attenzione di un collega della donna non fosse stata carpita fortuitamente".

"L’organizzazione di quel carcere - aggiunge Silli - al pari di molti altri che insistono sul territorio italiano, porta ogni giorno servitori dello Stato a rischiare la propria vita. Nel fornire la massima solidarietà agli agenti dell’istituto penitenziario pratese anticipo che sarà mia cura - oltre che dovere di un rappresentante del territorio presto le Istituzioni – interpellare ufficialmente il ministro della Giustizia pro tempore su quanto accaduto. Dobbiamo fare di tutto per evitare che il sovraffollamento di quel carcere e il sottodimensionamento dell’organico che vi presta lavoro portino a disgrazie ben più drammatiche".