Michele Riondino: «Sono legato a Prato, “La pelle” mi ha portato fortuna»

L'attore Michele Riondino

L’attore è il protagonista di “Giulio Cesare” in scena sabato 27 e domenica 28 al teatro Metastasio di Prato. Presto tornerà in televisione con “La mossa del cavallo” di Andrea Camilleri

PRATO. Conserva un ricordo forte e bello di Prato, Michele Riondino in scena al Metastasio con “Giulio Cesare” di William Shakespeare adattato e diretto da Àlex Rigola. Lo spettacolo resta a Prato fino al 28 gennaio (sabato 27 ore 19, 30, domenica 28 alle 16, 30). Una versione quella che si potrà vedere dove il regista ha scelto di dare una chiave di lettura particolare per un’opera che non conosce né tempo né confini. Il protagonista (nutrito il cast) è l’attore Michele Riondino che veste i panni di Marco Antonio. Lo incontriamo al Met, prima dell’inizio dello spettacolo.

«Prato è una città dove sono stato altre volte da attore – esordisce – La prima risale a un po’di anni fa e fu un’esperienza importante. Recitavo al Fabbricone, uno spazio che amo particolarmente. In quell’occasione lo spettacolo era’La pelle’di Curzio Malaparte per la regia di Marco Baliani e poi sono ritornato con’Uno sguardo dal ponte” per la regia di Giuseppe Patroni Griffi. Dalla prima volta che sono venuto ad oggi sono cambiato tantissimo. Quell’anno per Marco (il regista, ndr) era una fase nuova del suo percorso artistico e per me fu un anno fortunato. Poco dopo’La pelle’feci un’esperienza formativa con Emma Dante e dalla mia impostazione più classica sono diventato più innovativo e contemporaneo. Ho capito la fase creativa del mio lavoro e di come sia importante porsi delle domande le cui risposte mi interessano relativamente, perché reputo il mio un percorso dove non c’è una fine. Non mi interessa, infatti, il traguardo bensì fare ricerca su me stesso».


Poi, Riondino parla di come per lui il teatro sia di vitale importanza. L’attore è anche un volto noto del cinema e del piccolo schermo, il cui approdo nasce dal teatro dove è stato notato dai registi. «Penso – ricorda – a Daniele Vicari (che lo scelse per’Il passato è una terra straniera’, ndr) che mi ha visto con Emma Dante, oppure a Marco Bellocchio che mi chiamò per la’Bella addormentata». Parlando, quindi, di televisione e cinema, Riondino alla domanda su quale sia il personaggio al quale è più legato risponde che si sente molto affezionato al giovane commissario Montalbano.

«È stata una sfida quella di interpretare Montalbano. Ho temuto – confida l’attore – Ma ho accettato dopo il’nulla osta’di Andrea Camilleri. Un personaggio legato ad una serialità lunga come quella del giovane Montalbano ti permette di affrontarlo in maniera complessa. Ed è nata un’amicizia con Andrea (Camilleri, ndr) che con i suoi 92 anni è un prezioso consigliere». Fra qualche settimana vedremo Michele Riondino protagonista in un film che andrà in onda sulla Rai. Si chiama “La mossa del cavallo” ed è tratto proprio da un romanzo di Camilleri. Parlando dello spettacolo che porta in scena al Met, Riondino lo definisce installativo.

«Non è ambientato in un’epoca particolare – tiene a precisare – e i personaggi sono funzioni. Ognuno porta avanti una linea. Giulio Cesare parla attraverso un fatto storico, sull’uso della parola per la gestione del potere. In questo spettacolo non si segue una morale, nessuno si è chiesto dove fosse la ragione ma si mette l’accento sulla retorica e sull’uso della parola. Verranno proiettati video, ci saranno musiche fluide e l’uso diretto del pubblico. E Giulio Cesare è un testo contemporaneo perché si dibatterà sempre sulla ragion di Stato». La tournée termina il 10 febbraio, dopodiché Riondino riprenderà “Angelicamente anarchici” da lui interpretato e diretto. Uno spettacolo scritto da Marco Andreoli dove, attraverso i testi di Fabrizio De André, si ripercorre la vita di don Andrea Gallo, poi a febbraio “La mossa del cavallo”, quindi una pellicola per il cinema.