Case fabbrica: i sindaci con le mani legate

I vigili del fuoco nella mansarda bruciata

Mauro Lorenzini, sindaco di Montemurlo: "Noi amministratori rischiamo di incorrere in guai molto seri se non si snellisce la burocrazia dei controlli nelle abitazioni civili trasformate in confezioni"

PRATO. Gli risulta che, per affittare una brandina, chiedano anche dai 20 ai 30 euro per due o tre turni nell’arco di una giornata lavorativa. Che, di solito, alla taglia e cuci non finisce mai, nemmeno al calar del sole. «Sono voci, non ne ho la certezza. Ma noi sindaci rischiamo di incorrere in guai molto seri se non si snellisce la burocrazia dei controlli nelle abitazioni civili trasformate in confezioni». Vaiano docet e lui, il sindaco di Montemurlo Mauro Lorenzini, lo sa. Per questo la prossima settimana chiederà al prefetto di convocare molto presto una riunione con tutti gli amministratori coinvolti. Diciassette postazioni di taglia a cuci in un immobile per uso civile non spuntano così dall’oggi al domani.

«Qui abbiamo problemi di sovraffollamento soprattutto con la comunità cinese e nigeriana – prosegue Lorenzini – ma non possiamo certo iniziare la caccia alle streghe». E le segnalazioni dei cittadini raccomandate dal governatore Rossi? Per varcare la soglia di una proprietà privata, si sa, occorre un mandato di perquisizione della Procura. «Per averlo servono mesi, anche sei. E quando ce l’hai, rischia di svanire l’effetto sorpresa dei controlli perché magari nell’intervallo di tempo tra la segnalazione e l’arrivo del mandato, l’attività illecita s’è spostata altrove».

A Montemurlo è successo che, a distanza di un po’ di tempo dalla prima segnalazione, durante un sopralluogo della polizia municipale non sia poi emersa nessuna irregolarità. La faccenda si complica se la ditta innestata nel cuore dell’abitazione civile non sia nemmeno registrata all’anagrafe camerale. «Anche perché quelle neonate andiamo a controllarle dopo 15 giorni, appena riceviamo l’aggiornamento dell’anagrafe camerale», assicura il sindaco di Montemurlo. Che i primi cittadini abbiano le armi spuntate nei controlli delle case-fabbriche è un dato di fatto. A Lorenzini fa eco Marco Martini, sindaco di Poggio a Caiano. Qui qualche mese fa sono scattati i sigilli nel garage di un’abitazione adibito a laboratorio di confezione. «I controlli sono stati possibili grazie a verifiche esterne. In quel caso siamo riusciti ad entrare. Chi meglio del proprietario può fare da sentinella? A noi sindaci mancano gli strumenti per verificare e anche le segnalazioni dei cittadini devono essere gestite in modo intelligente». Il suo collega di Carmignano, Edoardo Prestanti, invoca l’esempio del tavolo interprovinciale sui rifiuti col coinvolgimento di tutti i soggetti preposti.

«Fermo restando la tutela della proprietà privata sancita per legge, potrebbe essere richiesto un quesito al Ministero competente per capire come trovare una modalità di controllo». Uscendo dalla provincia di Prato, si scopre che nell’empolese, per l’esattezza a Stabbia e Cerreto Guidi, non suona poi una musica tanto diversa anche si parla di pellami e non più di stoffe: laboratori allestiti nelle quattro mura domestiche, com’è successo a Vaiano. E come è successo nei paraggi di San Donnino, a Campi. Ma correvano gli anni ’80-‘90. «All’epoca avevamo i laboratori di pelletteria nelle case ma ormai è un problema superato da tanti anni – ammette il sindaco Emiliano Fossi – Anni di dialogo con la comunità cinese portato avanti dalle amministrazioni passate hanno fatto sì che si ristabilisse la legalità». Un altro pianeta, a pochi chilometri da Prato.