I cinesi di Prato alla conquista di Federalberghi

Il Luxury Hotel di via Paronese (foto Batavia)

Sei strutture su 17 si iscrivono all’associazione e presto potrebbero diventare sette. Un imprenditore: "Danno lavoro agli italiani"

PRATO. Negli ultimi mesi hanno deciso di investire sugli hotel. E senza perdere troppo tempo sono passati alla conquista. Oggi, gli imprenditori cinesi, fra Prato e Poggio a Caiano gestiscono ben sei alberghi. Datini, Charme, Flora, Hermitage, Golf Residence e da maggio il nuovo Luxury del Macrolotto, a forma di pagoda. Ma quando riaprirà il Palace – per anni passerella della politica – forse potranno diventare addirittura sette, visto che proprio una cordata cinese pare interessata a rilevarlo.

I numeri. Per ora, insomma, ben sei delle 17 strutture iscritte a Federalberghi Prato parlano mandarino. Cinesi sono gli imprenditori che le gestiscono, ma spesso danno lavoro agli italiani, come spiega Marco Lastrucci, socio dell’hotel San Marco. «Si sono arricchiti con i Prontomoda e negli ultimi mesi nel nostro settore c’è stato il boom. Gli uomini d’affari orientali si stanno interessando un po’ a tutte le attività della città – sottolinea l’albergatore – e c’è di positivo che almeno assumono gli italiani: forse perché un italiano viene percepito in modo più rassicurante dai clienti. Altrimenti non saprei».

L’ingresso nel luxury. Il Luxury, in via Paronese, ha inaugurato a maggio di quest’anno e negli ultimi giorni ha annunciato l’ingresso nell’associazione di categoria. L’hotel è a forma di pagoda, in un edificio che al pian terreno, dal 2013, ospita anche Extrabanca, un istituto di credito dedicato ai cittadini immigrati in Italia. «Puntiamo al turismo legato al business del settore tessile – rivela il direttore Marcello Giustini – ma anche ai grandi eventi, visto che in occasioni di Pitti Uomo e del Gran Premio del Mugello registriamo diverse presenze». L’adesione vera e propria verrà formalizzata a settembre, «ma solo perché in questo momento è un periodo di ferie», rassicura Giustini.

Parla il presidente Tomada. I cinesi rilevano la proprietà, non le mura. Lo hanno fatto con l’hotel Datini e il Flora di Rodolfo Tomada, presidente di Federalberghi Prato. «Credono molto nella nostra città – conferma Tomada – e richiamano molti connazionali. Al Flora, ad esempio, a inizio estate è stato organizzando un convegno di medici orientali e iniziative del genere fanno senz’altro bene a Prato. Rimango più perplesso, ma comunque soddisfatto – continua l’imprenditore – quando vedo comitive giapponesi, cinesi o israeliane che pernottano da noi per poi proseguire verso Firenze. È turismo di fascia bassa, di chi non può permettersi di dormire nel capoluogo toscano, mentre i nostri hotel avrebbero un comfort superiore. Pagano la distanza dalle altre città d’arte, per questo abbassano i prezzi».

L’assessora: "Più hotel". L’assessora al turismo, Daniela Toccafondi, al contrario auspica una maggior offerta ricettiva. «Ben vengano gli investimenti – dice – visto che nella nostra città mancano gli hotel. Bisogna guardare al futuro: come Comune stiamo facendo parecchia pubblicità e musei come il Centro Pecci possono fare da traino per incrementare i visitatori. Noto invece che gli italiani – conclude Toccafondi – stanno scegliendo di investire sui bed & breakfast. Ben vengano anche quelli: Prato ne ha bisogno».