Sei aziende dicono stop ai coloranti che inquinano

Nuove adesioni pratesi alla “missione Detox” ideata da Greenpeace Paolo Bini: «Un lavoro impegnativo, dobbiamo sensibilizzare tutti i fornitori»

PRATO. Il cerchio della filiera è completo, o quasi. Rispetto dell’ambiente e sostenibilità direttamente alla fonte: missione Detox di Greenpeace. Anche un grosso commerciante di materie prime è entrato nell’orbita del protocollo che punta a eliminare entro il 2020 undici sostanze chimiche pericolose. La Ilcat spa, che da sessant’anni commercia fibre e filati tessili distribuendo materie prime, ha aderito al Consorzio Italiano Implementazione Detox (Cid) nato quasi un anno fa. Da diversi mesi l’azienda di Paolo Bini aveva iniziato a farci un pensierino, intraprendendo un lavoro di pressing sugli importatori asiatici ai quali ora si chiedono garanzie ben precise su certificazione e sostenibilità. È tutto nero su bianco, tracciato nelle analisi dell’azienda. «È stato un lavoro impegnativo che ci ha portato a nuovi investimenti in termini di risorse umane individuando specifiche competenze in azienda e ricorrendo a un nuovo software aziendale: il nostro obiettivo è sensibilizzare tutta la catena di fornitura», racconta Marco Guazzini della Ilcat spa che dal suo quartier generale del Macrolotto di Iolo lavora con la maggior parte dei produttori pratesi di filati e tessuti.

L’adesione alla campagna di Greenpeace è realtà anche per la A Zeta Filati, un’altra azienda pratese, insieme al cotonificio Roberto Ferrari di Brescia, la tintoria Texcene di Bergamo, il calzificio Eire di Mantova e la tintoria Filte di Modena: con il loro ingresso sale così a 59 il numero dei membri che compongono la famiglia del Consorzio Detox, metà della quale parla pratese. Aziende che hanno scelto d’intraprendere un percorso per eliminare le sostanze chimiche pericolose dalle loro produzioni. «A meno di un anno dalla fondazione – sottolinea Andrea Cavicchi, presidente del consorzio Detox – siamo riusciti a coinvolgere trenta aziende provenienti da tutta Italia, ponendoci anche come interlocutore privilegiato al tavolo della Camera nazionale della moda italiana con un nostro rappresentante. Siamo ormai in grado di produrre indagini di settore di importanza internazionale». Come la seconda edizione dell’indagine sui coloranti nel tessile, curata da BuzziLab e presentata nel pomeriggio di ieri nella sede di Palazzo dell’Industria.

Tutta la capacità d’inquinare o meno delle aziende pratesi e non (quelle del consorzio Detox) finisce così a raggi X. Ma si scopre, rispetto al primo rapporto del 2016, che il tasso di contaminazione è aumentato.

«Si è notata un’incredibile quantità di contaminazioni da fornitore a fornitore», fa notare Andrea Franchi di BuzziLab. Su un totale di 164 coloranti sottoposti ad analisi, la percentuale di contaminazione da Apeos (alchilfenoli e derivati) è del 71,3% mentre in valori assoluti sono 111 i coloranti in cui sono presenti ammine aromatiche (128 quelli rilevati dall’ultima indagine). La strada per il Detox insomma è in salita ma ormai tracciata. «Con l’impegno assunto dalle sei aziende italiane, di cui due del distretto pratese, diventano 86 i marchi impegnati nel percorso virtuoso del Detox - sottolinea Giuseppe Ungherese di Greenpeace Italia – Una strada che viene percorsa anche da realtà industriali medio e piccole, molte delle quali pratesi: il 2020 è vicino, l’importante è partire prima possibile».