Vestiti e cibo donati: la vita povera dei Ricostruttori

Padre Matteo Pedrini

Prato, la piccola comunità vive a Villa del Palco e padre Matteo Pedrini racconta com'è facile essere felice senza avere nulla

PRATO. Nel breve tratto che dalla Castellina sale su fino alla villa del Palco la pace del verde è rotta dai clacson delle auto che avvertono del loro passaggio per la via particolarmente stretta e dal rumore dei treni che transitano a pochi passi dalla strada. Qualche decina di metri e si arriva alla villa, austera, che domina la città di Prato e dalla quale si gode una vista mozzafiato. Da agosto 2016 qui si sono insediati i "Ricostruttori nella preghiera" e a ottobre dello scorso anno, dopo alcuni lavori, hanno aperto la villa a gruppi che vi vogliono trascorrono alcuni giorni di spiritualità. I Ricostruttori sono i componenti di un’associazione nazionale, alcuni di loro sacerdoti. A livello italiano in totale sono un centinaio, trenta i preti. Uno di questi vive a villa del Palco: è padre Matteo Pedrini che ha frequentato gli ultimi anni di seminario in città. Ha 36 anni ed è originario di Gorla Maggiore in provincia di Varese.

IL PRIMO PASSO VERSO I RICOSTRUTTORI. Matteo ha 18 anni quando si affaccia al mondo dei Ricostruttori su invito del papà al quale era stata indicata l’associazione. Inizia così il corso di meditazione. Arriva il tempo dell’università e Matteo si iscrive a geologia, nel frattempo continua a frequentare i "Ricostruttori nella preghiera" partecipando ai loro incontri.

“Persone davvero in gamba – spiega Matteo – inoltre la comunità religiosa mi incuriosiva. Qui c’erano persone di tutti i tipi dal laureato al fabbro, ma all’interno non c’erano distinzioni, tutti facevano tutto. E la cosa che mi colpiva era l’entusiasmo e la felicità che nel mondo del lavoro non c’era”. Pedrini si laurea e inizia a lavorare come geologo ma solo per qualche mese perché decide di entrare a far parte di quella comunità che frequentava da un po’ di tempo. Per tre anni vive nella comunità dei Ricostruttori di Verona, poi due anni studia nella comunità di Roma e finiti gli studi va a Firenze e da qui al seminario di Prato vivendo fra la nostra città e Firenze. E’ stato ordinato sacerdote il 23 novembre 2014. A villa del Palco oltre a lui c’è un altro prete, Guidalberto Bormolini che è il responsabile della comunità dei Ricostruttoridella Toscana, una consacrata, due volontari laici e un ragazzo, già accolito, che sta facendo la formazione per il sacerdozio. Mentre faceva il geologo, Matteo ascoltava i commenti dei colleghi per i quali i lunedì veniva visto in chiave negativa. “Alla mia età – dice - dovevo trovare qualcosa che mi facesse pensare all’inizio della settimana con gioia e ci sono riuscito”. Nella comunità dei Ricostruttori della preghiera si vive insieme, si prega e si lavora. Tutti i beni sono in comune, anche i vestiti.

“Pensare – ammette padre Matteo – che nei Ricostruttori ci sono giorni in cui lavoro molto più di prima eppure arrivo a sera riposato. Perché nella comunità cambia la prospettiva. Quando, ad esempio, lavoriamo per la costruzione di una casa per la nostra comunità sai che quella struttura servirà per ospitare i gruppi e stai facendo una cosa bella per gli altri”. E’ sereno e felice padre Matteo, lo si vede dagli occhi. Sorridono per lui. Parla con voce calma e sa trasmettere pace a chi si confronta con lui.

VITA DI POVERTA’. Vivono in povertà i Ricostruttori. “E' bello lavorare con serenità e realizzare qualcosa come una struttura fisica che deve essere vibrante di quell’amore che gli hai trasmesso - spiega padre Matteo - Di che viviamo? Di provvidenza – risponde il sacerdote – Il cibo ci viene donato da alcune associazioni, ma prendiamo solo quello che avanza perché non vogliamo sia tolto agli altri. I vestiti sono quelli della Caritas, purché anche in questo caso non manchino a nessuno. Ovviamente per quanto riguarda la foresteria facciamo la spesa per i pasti di quanti alloggiano a villa del Palco”.

LA BARBA. Padre Matteo porta la barba lunga. “La barba e i capelli lunghi fanno parte della nostra comunità – spiega – e si rifà alla tradizione del monachesimo: i capelli e la barba lunghi nascondo i connotati del volto che offriamo al Signore”.

Padre Matteo Pedrini

Il giardino di villa del Palco