D'Alema: "Renzi è solo un Berluschino" - Foto

Massimo D'Alema all'incontro al Circolo Arci di Santa Lucia

Prato, il leader di Mdp ha partecipato ad un incontro al circolo Arci di Santa Lucia. Sul Pd: "Attenzione, questo partito è un Ogm, un organismo geneticamente modificato, che fa male alla salute”

PRATO. Annunciato da tuoni e fulmini, Massimo D’Alema è comparso al circolo Arci di Santa Lucia in una delle sue prime apparizioni pubbliche dopo la fuoriuscita dalla Ditta, il Partito democratico lontano erede della tradizione Pci-Pds-Ds, dove ha trascorso più di mezzo secolo, praticamente tutta la sua vita politica da quando, quattordicenne, si iscrisse alla Fgci. La quinta sigla, la prima della seconda vita di D’Alema, è Mdp, il Movimento democratico e progressista nato il 25 febbraio da una costola del Pd e candidato a tentare l’impresa di riunire in un solo soggetto tutto quello che sta a sinistra del Pd. Si può fare?

A giudicare dalla platea sì, si può fare. Sul palco Diego Blasi (Campo progressista), Lorenzo Falchi (sindaco di Sesto Fiorentino, Sinistra italiana), Manuele Marigolli (sindacalista, Mdp) e Ginevra Calamai (portavoce degli studenti medi di Prato). In platea l’ex deputato Andrea Lulli, Daniele Panerati, Gianni Del Vecchio, Antonino Cardaci, Marco Monzali, Fabrizio Braschi, Fabio Giovagnoli e tanti esponenti della Cgil. Per il resto la sala del circolo dove di solito a quest’ora si balla è piena. Età media vicina quella dello stesso D’Alema, che da qualche giorno ne ha fatti 68, ma è chiamato a parlare di giovani e lavoratori, “i nuovi poveri”.

Non prima di aver ascoltato pazientemente, qualità che finora non gli è stata riconosciuta da tutti, gli interventi di Ginevra Calamai (disuguaglianza, mancanza di futuro), di Marigolli (il Pd ha rinnegato le proprie radici), Falchi (a Sesto abbiamo superato il peggio del renzismo) e Blasi (Campo progressista vuole riunire ciò che la narrazione di Renzi ha voluto dividere).

“Immagino e spero che noi si sia in grado di dare vita a una grande forza della sinistra italiana che non sia una sommatoria di sigle - dice D’Alema - e che non sia un’alternativa al Pd, ma sia in grado di cambiare la società com’è oggi”. Questa nuova Cosa della sinistra, secondo l’ex premier ed ex ministro degli Esteri, dovrebbe scegliere i propri leader con le primarie. Dice di aver lasciato la Ditta perché il Pd ha lacerato i legami con le sue origini. Lo ha capito un giorno durante una rievocazione storica a Narni, dove ha comprato un podere dopo aver venduto l’amata barca Ikarus: “Un figurante con la lancia mi è venuto incontro e mi ha detto “Sai come mi chiamo? Palmiro. Bene, sappi che voi avete tradito la tradizione del partito e la mia famiglia non vi voterà più”. Ho capito che una rottura sentimentale è più importante del dissenso politico”. Se gli danno del gufo non si offende: “Il gufo è un animale nobilissimo, inviso ai potenti perché vede la verità anche nel buio della notte. Purtroppo certe verità si vedevano anche di giorno…”. Se la sinistra non farà il suo lavoro, aggiunge, cioè battersi contro la disuguaglianza, questa crescerà fino a livelli intollerabili. Le parole d’ordine sono collaudate: sanità e scuola pubblica, difesa del lavoro dipendente, rilancio del ruolo dello Stato. “Il Partito democratico ha abbandonato questi temi adottando le ricette liberiste. Renzi ha detto che Marchionne era meglio del sindacato. Bell’esempio: per non pagare le tasse in Italia è diventato cittadino del Lussemburgo…”.

Per D’Alema Renzi è un “Berluschino” che ha scopiazzato il programma dell’ex Cavaliere a capo di un esercito di vecchietti, avendo vinto le primarie grazie agli ultra-sessantacinquenni: “I giovani stanno da un’altra parte, hanno votato No in massa al referendum, e il Pd è un partito che rappresenta i ceti garantiti. Noi invece (il Mdp, ndr) non siamo nati per diventare il partito dell’establishment, siamo nati per cambiare la società”.

Che sia successo qualcosa, una sorta di mutazione genetica del Pd, secondo D’Alema è dimostrato dai risultati del ballottaggio Raggi-Giachetti a Roma. “Al Tiburtino, dove avevamo il 65% - scandisce con i suoi proverbiali “diciamo” - abbiamo preso il 7%. Abbiamo vinto solo ai Parioli, dove un tempo io non potevo passare perché c’erano i fascisti che ti menavano. Attenzione, questo partito è un Ogm, un organismo geneticamente modificato, che fa male alla salute”.

Ecco perché serve un soggetto unico a sinistra del Pd: “Se alle prossime elezioni la gente trovasse sulla scheda i simboli di Mdp, Sinistra italiana e Campo progressista, avrebbe tutto il diritto di venirci a prendere a calci nel sedere” (applausi). Alla fine mostra la tessera di Mdp (per il quale si augura oltre centomila iscritti in un mese) e spiega: “Fin da quando avevo 8 anni ho avuto sempre una tessera in tasca, all’inizio fu quella dei Pionieri del Pci, e quando ho lasciato quella del Pd e quella del Mdp non era ancora stata stampata ho avuto 20 giorni di crisi esistenziale, che ora (mostra la tessera) ho risolto” (applausi e risate).

“Siamo tutti sostituibili - aggiunge parlando di Renzi - Prima del referendum incontravo gente che mi diceva che la riforma era uno schifo ma non si poteva votare No perché non c’era alternativa a Renzi, e invece è arrivato Gentiloni, che è meglio, non fosse altro perché è meno arrogante”.

Alla fine del dibattito accetta di rispondere a un’altra domanda. Siccome i fatti sono testardi, così come lo sono i numeri (lo ha detto all’inizio della serata citando Lenin), mettiamo che il nuovo soggetto della sinistra si presenti alle elezioni e prenda il 10-12%. Il giorno dopo dovrà comunque venire a patti col Pd. “Quel giorno non saremo noi a venire a patti col Pd, ma semmai il Pd a venire a patti con noi. E noi diremo: vuoi governare? Allora intanto per esempio sistemiamo quella roba del Jobs Act…”. Insomma, il Lider vuole tornare Massimo.