Sequestrati dalla Finanza il ristorante dello Sporting Club di Mezzana e il Gian Burrasca - Video

La Guardia di Finanza ha sequestrato alcuni locali pubblici in un'inchiesta della Direnzione antimafia di Firenze

Prato, inchiesta della Procura antimafia di Firenze: nove persone indagate per fittizia intestazione di beni e trasferimento fraudolento di valori

Operazione della Guardia di Finanza di Firenze: sequestrati beni per 5 milioni di euro

PRATO. Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Firenze hanno dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze Fabio Frangini – su richiesta della locale Procura distrettuale antimafia diretta dal Procuratore capo, Giuseppe Creazzo - nell’ambito di una complessa inchiesta che vede coinvolti nove soggetti, indagati per fittizia intestazione di beni e trasferimento fraudolento di valori. Posti sotto sequestro il ristorante dello Sporting Club di Mezzana e il ristorante Gian Burrasca. Nessun provvedimento di sequestro è invece scattato sui campetti di calcio dello Sporting, come spiega il presidente dell'associazione Sporting Club Cristiano Sonetti: "I campetti sono aperti e in funzione - afferma Sonetti - e nessun provvedimento è scattato sulla società Ads calcetto Sporting che gestisce l'attività".

La misura cautelare scaturisce dagli esiti di un’indagine che ha interessato, tra gli altri, la posizione patrimoniale di Paolo Posillico, pratese di 47 anni, soggetto ritenuto vicino al clan Terracciano e pregiudicato per reati associativi in materia di traffico di sostanze stupefacenti ), già coinvolto in passato nell’ambito di un’istruttoria giudiziaria in materia di prevenzione antimafia e nei cui confronti si era già proceduto alla confisca di varie attività commerciali di ristorazione e pizzeria presenti nel territorio pratese, con le insegne “Don Chisciotte e Sancho Panza”, ritenute sproporzionate rispetto al reddito dichiarato. Tranche di inchieste che comunque - precisano gli investigatori - non hanno nulla a che vedere con quest'ultima.

Più in particolare, nel corso delle investigazioni coordinate dal sostituto procuratore Giulio Monferini, i Finanzieri del gruppo investigativo sulla criminalità organizzata del Nucleo di Polizia tributaria fiorentino hanno accertato che la persona indagata pratese continuava a gestire attività nel settore della ristorazione - attraverso l’interposizione fittizia di ulteriori soggetti (parenti ed ex dipendenti del gruppo “Don Chisciotte”) - con l’intento di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, integrando così l’ipotesi di reato di cui all’art. 12-quinquies del D.L. n. 306/1992.

Attraverso la minuziosa ricostruzione degli investimenti patrimoniali e societari  fatti dall’imprenditore, è stato scoperto che questi aveva aperto nuove attività di ristorazione gestite - di fatto - per suo conto, nonché proseguito nella gestione degli affari relativi al gruppo “Don Chisciotte”, grazie anche alla compiacenza di altri quattro soggetti salvo poi configurare il concorso nei confronti di ulteriori cinque persone conniventi.

La custodia e l’amministrazione del patrimonio posto sotto sequestro (costituito da quote societarie, avviamento aziendale, beni strumentali nonché denaro contante e crediti riferibili a due società a Prato operanti nel settore della ristorazione) per un valore complessivo pari a 5 milioni di euro, sono stati affidati ad un amministratore giudiziario individuato dal Tribunale, così da garantire la continuità aziendale in attesa di successivi definitivi provvedimenti che saranno assunti dall’autorità giudiziaria inquirente.

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