Eredita una fortuna e compra la Ferrari, ma non ha la patente - Video

La storia di Andrea Vettori da Sasseta. Fino a ieri campava con la pensione di invalidità e ora spuntano un sacco di nuovi amici: "Ma io aiuto solo chi mi ha aiutato in passato". Si fa portare in giro da un paesano

Senza patente, compra la Ferrari: "Ma i segnali li conosco alla perfezione"

PRATO. "Qui in paese alcuni mi chiamano grullo, ma tutti i nodi alla fine vengono al pettine...". I nodi di Andrea Vettori da Sasseta (Vernio) sono venuti felicemente al pettine lo scorso 17 febbraio, quando un avvocato gli ha comunicato ufficialmente che l’eredità dello zio Giuseppe era sua: c’è chi dice un milione, chi un milione e 200mila euro, oltre alla casa, a campi, boschi e castagneti. "Io la cifra esatta non la dico - mette le mani avanti Andrea, 57 anni tra due giorni, seduto al bar sulla regionale 325 - ma è una somma con cui si sta bene per tutta la vita". Non male per uno che fino a ieri campava con la pensione di invalidità civile, meno di 300 euro al mese. Normale che da giorni a Sasseta non si parli d’altro.

Una "rossa" da 95mila euro. Il primo provvedimento che Vettori ha preso dopo aver incassato il tesoretto è stato scendere giù a Prato e comprare la passione della sua vita, una Ferrari F430 F1 rossa fiammante (95.000 euro per un bolide che, dice, ha fatto 12.000 chilometri). Però c’è un problema: Andrea non ha la patente, e così al momento si fa scarrozzare da un amico di paese, Enrico Maestrini, ex pilota e navigatore di rally.

Per farsi raccontare questa singolare storia dalla voce del diretto interessato bisogna arrampicarsi su per i tornanti della 325 fino a Sasseta, due bar e una manciata di case circondate dai castagneti. Qui una Ferrari vera non l’avevano mai vista, se non di passaggio, condotta da qualcuno che si era perso. Ora invece sta sotto chiave nell’annesso agricolo di Vettori, una via di mezzo tra un garage e una stalla, accanto all’orto e alle galline, da dove ha sfrattato una vecchia Fiat Punto. Bisognerà asfaltare un pezzetto di strada, perché ci si è accorti che la F430 “gratta” prima di imboccare la ripida salita che porta alla regionale.

L'eredità inattesa. La Fiat Punto era dello zio Giuseppe Balestri, che è morto l’anno scorso a 80 anni lasciando un’insospettabile eredità milionaria. Insospettabile perché Giuseppe ha iniziato come operaio e ha finito come caporeparto in un lanificio di Santa Lucia, a Prato. "Siamo rimasti tutti sorpresi - ammette il banconiere del bar di Sasseta - Però in effetti è vero che Giuseppe non spendeva niente, a pranzo gli bastava un panino, ha risparmiato per tutta la vita". Ha risparmiato e ha lasciato tutto all’unico nipote, figlio della sorella Mariele, che da un giorno all’altro si è ritrovato ricco sfondato senza averne l’apparenza.

L'equivoco in concessionaria. Andrea, scarpe grosse da lavoro, pantaloni stazzonati e felpa, la racconta così: "Quando sono andato a Prato a comprare la Ferrari alla concessionaria Leone mi hanno detto “Guardi che ha sbagliato, il bar è quello accanto”. Dopo qualche giorno sono tornato con un mio amico avvocato e ho messo a posto le cose. Sono stati gentilissimi, mi hanno offerto da bere e da mangiare, mi hanno cambiato l’olio e la batteria, gratis. Insomma mi hanno trattato come uno di famiglia".

Un uomo buono. Non c’è ironia nelle parole di Andrea, che ha tutta l’aria di una persona semplice e buona. Forse fin troppo semplice per i suoi paesani, che hanno messo sul web qualche video in cui lo si vede ballare al circolo. Lui non se ne cura. "È vero - dice - Non ho la patente, ma i segnali stradali li conosco meglio di tanti che la patente ce l’hanno. Io ho la patente per guidare l’Ape e le minicar. Da piccino volevo fare il pilota di Formula Uno, poi le cose sono andate diversamente ma la passione mi è rimasta. A volte ho corso coi go kart, anche alla fiera". Vettori è andato a lavorare in falegnameria col padre, poi a Firenzuola in un’azienda che faceva le cabine dell’Enel, poi di nuovo a Sasseta, con la magra pensione di invalidità.

L’eredità è stata una sorpresa anche per lui. "Non me l’aspettavo - confessa - Anche perché a trovare mio zio ci andavo di rado, aveva sempre da fare". Lui, Andrea, nel corso degli anni è diventato un personaggio a Sasseta, uno che è impossibile non riconoscere e salutare. "Da giovane suonavo la batteria - racconta - anche nel gruppo dell’ex sindaco Marchi, ogni tanto ho cantato in circoli e ristoranti, è l’altra mia grande passione".

LE FOTO

Andrea Vettori accanto alla Ferrari acquistata qualche giorno fa

Andrea Vettori il giorno in cui ha portato la Ferrari a Sasseta

Andrea Vettori indica i segni lasciati dai ladri sulla porta-finestra

Gli amici interessati. Ora che è diventato ricco, gli amici sono aumentati. "Vengono a chiedere soldi - spiega Andrea - Ma io aiuto solo chi mi ha aiutato in passato". Non solo. Uno di questi giorni ha pagato la spesa a un africano che non aveva abbastanza soldi alla Coop di Vaiano. E ha preso in casa una donna romena che una sera ha trovato a dormire alla stazione di Prato e che ha qualche problema da risolvere. "Un giorno siamo stati accerchiati da alcuni suoi connazionali malintenzionati. Gli ho detto che se non se ne andavano sarei andato a comprare una pistola". Oltre agli amici interessati, l’improvvisa ricchezza di Andrea potrebbe aver già attirato i ladri. Qualche mese fa, dopo la morte dello zio e in attesa dell’eredità, gli sono entrati in casa forzando una porta-finestra: "Hanno spostato tutti i mobili, cercavano qualcosa, ma io i soldi li tengo in banca, non a casa". Accanto alla porta ha messo un piccolo allarme «comprato dai cinesi» e nei prossimi giorni dovrà prendere accorgimenti anche per la Ferrari. Intanto la tiene in garage con la vecchia Punto davanti alla porta di lamiera e sta aspettando che gli montino un antifurto come si deve, ma non ha intenzione di trasferirsi in città. "Io sto bene qui in campagna - dice - accanto alla mia Ferrari".