’Ndrangheta e camorra, ecco cosa fa la mafia a Prato

Il bar sequestrato dalla Dia di Firenze il 2 marzo dell’anno scorso

La relazione della Dia sull’attività di contrasto al riciclaggio nei primi sei mesi del 2016. «Attività che si connota con la ripulitura di capitali illeciti e investimenti in imprese pulite»

PRATO. Le cosche mafiose - ’ndragheta, cosa nostra, camorra - «non hanno articolazione locali di controllo sul territorio» ma Prato e la Toscana non sono immuni: sono presenti esponenti delle cosche tradizionali «e la loro attività si connota attraverso l’attività di “ripulitura” di capitali illeciti con investimenti nelle imprese lecite, spesso ricorrendo a prestanomi». E’ quanto affermato dal procuratore generale di Firenze Marcello Viola durante l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario e recepito nella relazione del ministero degli Interni sull’attività della Direzione investigativa antimafia del primo semestre 2016, relazione presentata, nei giorni scorsi, al Senato.

La mafia a Prato e in buona parte del resto della Toscana, fa affari, acquisisce aziende sane nei settori dell’edilizia, del commercio e della ristorazione per riciclare, investe in immobili e terreni. Non solo: « Spesso - prosegue la relazione - in alleanza con esponenti della criminalità straniera si dedica all’importazione e allo smercio di sostanza stupefacenti».

La ’ndrangheta. Più presente al nord, meno strutturata in Toscana, la ’ndragheta calabrese ha comunque allungato le mani su molte attività produttive locali attraverso esponenti delle cosche crotonesi, reggine e della provincia di Cosenza.

Ed è del 2 marzo dell’anno scorso, l’operazione antiriciclaggio della Dia di Firenze e della Guardi di finanza nella quale è stato scoperto il meccanismo di reimpiego dei capitali accumulati nel settore delle costruzioni, in particolare a Prato, e poi reinvestiti nel circuito dell’economia legale acquistando esercizi commerciali a Prato (il bar Becco d’Oca che ha dato il nome all’operazione e un complesso immobiliare in via Vallecorsi, zona il Pino) ma anche a Firenze e Pistoia. In quell’occasione sono stati sequestri beni per 3 milioni di euro a Giuseppe Iuzzolino, 80 anni, crotonese, da anni in Toscana. Non solo, nel giugno scorso, sono finiti in manette cinque presone, tra i quali un esponente accusato di far parte delle cosche reggine, per l’omicidio di Giuseppe Raucci, l’uomo di 48 anni, residente a Prato, il cui cadavere è stato trovato il 10 dicembre 2016 dentro un’auto parcheggiata a Ginestra Fiorentina. Un omicidio consumato nel mondo del traffico della droga per il quale venne arrestato anche il fratello di Raucci, Vincenzo.

Camorra. E’ un’organizzazione che ha diramazioni forti a Prato e in Versilia «i cui clan sembrano aver abbandonato le azioni di forza e i contrasti interni - spiega la relazione - per privilegiare invece un “modus operandi” che li vede protagonisti di intese affaristico-mafiose». In provincia di Prato, secondo le indagini della Dia, è presente il clan Birra-Iacomino di Ercolano attivi nel traffico degli stracci (c’è un processo ancora in corso) e il clan Terracciano (i fratelli Giacomo, Antonio, Carlo e Francesco). A carico loro, lo scorso ottobre, la Cassazione ha definitivamente respinto i ricorsi della difesa, confermando la confisca dei beni. Secondo le indagini della Dia il patrimonio avrebbe raggiunto la cifra di 14 milioni di euro tra aziende, immobili, auto e conti correnti, tutti sequestrati.