Più vicina la beatificazione di don Didaco Bessi

Don Didaco Bessi

Prato, venerdì 21 ottobre in cattedrale la conclusione dell'inchiesta diocesana sul fondatore della congregazione delle Domenicane di Santa Maria del Rosario

PRATO. Venerdì 21 ottobre si chiuderà l’inchiesta diocesana, primo passo per la causa di beatificazione, di don Didaco Bessi, sacerdote della diocesi di Prato e fondatore della congregazione delle Domenicane di Santa Maria del Rosario, conosciute semplicemente come le suore di Iolo.

Alle ore 21, nella cattedrale di Santo Stefano, si riunirà il tribunale diocesano presieduto dal vescovo Franco Agostinelli e composto dal giudice delegato, il canonico Daniele Scaccini, dal promotore di giustizia don Gianni Gualtieri e dal notaio suor Marinella Bini. Presente il postulatore, il padre domenicano Francesco Ricci. L’inchiesta si conclude dopo tre anni di «indagini», durante le quali sono state sentite oltre quaranta persone, tra religiosi, sacerdoti e laici. L’incontro è aperto a tutti.

Don Didaco è morto nel 1919 all’età di 63 anni, già all’epoca in «odore» di santità, e dunque nessuno degli «intervistati» ha potuto conoscere personalmente il sacerdote. Ma sono in molti, sia nel paese di Iolo, popolosa frazione nella zona sud ovest di Prato, dove ci sono ben due parrocchie, ad avere «incontrato» nella loro vita il fondatore.

«La nostra congregazione studia la storia di don Didaco da più di trent’anni – spiega suor Marinella Bini – molte cose già le sapevamo, ma è stato interessante ascoltare dalla viva voce dei paesani e di altre persone, il rapporto che li lega al pievano di Iolo. Ognuno ci ha trasmesso la sua esperienza, come se le testimonianze fossero le tessere di un mosaico, tutte diverse, che insieme compongono la sua figura». Cosa aveva di speciale don Didaco? «L’amore per Dio», dice la suora. Già quando era in vita, a cavallo tra Ottocento e Novecento, gli iolesi lo chiamavano, senza farsi sentire da lui, «il prete santo». Pregava e aiutava il prossimo. Questo faceva don Didaco. Toccante e sincero, nella sua toscanità, il racconto di una anziana, la cui nonna per un certo periodo è stata perpetua del sacerdote: «Ogni giorno usciva per la campagna a raccogliere qualcosa per i poveri e alla sera quando tornava a casa aveva sempre le tasche rovesciate e la sacca vuota».

Da una perizia effettuata sulle sue ossa, oggi conservate nella Casa Madre delle suore di Iolo, è emerso come avesse le ginocchia consumate a forza di stare piegato in preghiera. E quando è morto lo hanno trovato su un giaciglio di paglia, viveva in una estrema povertà e non aveva nemmeno il letto.

Adesso tutti i verbali dell’inchiesta saranno spediti a Roma, alla Congregazione per le cause dei Santi, per essere verificati. Se non ci saranno impedimenti don Didaco, già Servo di Dio, sarà Venerabile, mentre per diventare Beato occorre l’esistenza di un miracolo. «Su questo punto non posso scendere in dettagli – conclude suor Marinella – ma sappiamo che per sua intercessione sono avvenute molte Grazie, spirituali e fisiche. Siamo fiduciosi».

Il vescovo Franco Agostinelli insieme alle suore di Iolo