La Procura cerca interpreti e il Consolato cinese risponde picche

Il procuratore capo Giuseppe Nicolosi

E' caduto nel vuoto l'appello del procuratore capo Nicolosi alla rappresentanza diplomatica. Dicono che tutti quelli interpellati hanno declinato l'offerta

PRATO. Trovare un interprete cinese è una missione difficile un po’ per tutti, aziende o istituzioni che siano. Per il Tribunale di Prato lo è ancora di più. E, forse è il caso di dire, una missione assolutamente impossibile. Tanto che il capo della procura della Repubblica Giuseppe Nicolosi ha chiesto aiuto al Consolato cinese per avere un elenco di interpreti madrelingua in modo da evitare che importanti processi vadano in prescrizione e le indagini si blocchino per l’ostacolo della lingua soprattutto nella fase delle intercettazioni telefoniche e ambientali. Sorprendente  in questa vicenda è la risposta del Consolato che in data 7 marzo 2016 ha risposto al procuratore di non essere riuscito a trovare neppure un interprete: tutti, hanno fatto sapere per mail dal Consolato, “hanno declinato per diverse ragioni”.

Una richiesta, quella del procuratore capo, avvenuta durante un incontro in Prefettura un paio di mesi fa e a cui è stato dato seguito attraverso uno scambio di mail. Del resto l’esigenza per Tribunale e Procura è impellente dal momento che in più casi, anche quando i traduttori sono stati trovati, si sono avuti non pochi problemi. L’ultimo caso riguarda il processo ad alcuni poliziotti accusati di aver fatto favori a imprenditori cinesi e, in altri casi, di aver intascato soldi per facilitare la concessione dei permessi di soggiorno. È il procedimento che nel 2010 fece scalpore quando scattarono gli arresti domiciliari per quattro poliziotti, due carabinieri e due imprenditori cinesi, tra cui Dong Bangyun, figura di spicco della comunità orientale.

Nei giorni scorsi si è rischiato che saltasse l’ennesima udienza proprio perché ancora si attende la perizia con le traduzioni delle intercettazioni telefoniche e ambientali. La storia di questa perizia sta diventando un caso. L’incarico è stato dato quasi due anni fa, ma il primo perito dopo oltre un anno ammise di essere un conoscente di Dong Bangyun e dunque era incompatibile, mentre il secondo ha detto di non essere in grado di tradurre perché conosceva non conosceva tutti i dialetti presenti nelle intercettazioni. Quanto al terzo traduttore, non ha ancora depositato la perizia nonostante siano scaduti i termini. Qualche dubbio viene anche perché da sempre Dong è considerato una figura di riferimento per la comunità cinese e l’assenza di traduttori che rispettino le scadenze, proprio in Tribunale, fa pensare che qualche timore a lavorare con la giustizia italiana c’è.