Maresciallo della Finanza condannato a restituire 18.000 euro

La sentenza della Corte dei conti nei confronti di un sottufficiale che era in servizio a Prato e poi è stato trasferito a Trento

PRATO. Il maresciallo capo della guardia di finanza Marco Chiello, già in servizio al Comando provinciale di Prato prima di essere trasferito a Trento, è stato condannato dalla Corte dei conti a risarcire all’Erario della Finanza 18.120 euro oltre agli interessi e a 271 euro di spese legali in conseguenza di un procedimento giudiziario nel quale è stato condannato in primo grado e prosciolto in appello, ma solo perché i reati erano caduti in prescrizione.

La sentenza è stata pronunciata dalla sezione toscana della Corte, presieduta da Ignazio Del Castillo, e depositata in questi giorni. Al maresciallo Chiello furono contestate, tra le altre, le accuse di corruzione e truffa per aver favorito, secondo la Procura di Firenze, l’imprenditore Giovanni Durato, attivo nel commercio all’ingrosso di capi d’abbigliamento. In primo grado il maresciallo Chiello, come detto, fu condannato nel 2012 a tre anni e sei mesi di reclusione, ma in appello, due anni dopo, i giudici dichiararono prescritti i reati. A questo punto è entrata in campo la Corte dei conti che lo ha comunque condannato a risarcire il danno erariale.

Secondo l'avvocato difensore di Chiello, Giovanni Ligato, la Corte dei conti non avrebbe potuto pronunciare alcuna sentenza di condanna "stante la mancata prova in atti di un danno patrimoniale diretto e ciò vista l'assenza di sentenza di condanna alcuna (con la precisazione che già in udienza preliminare e nel giudizio di primo grado, con una sentenza di assoluzione con formula piena, erano cadute alcune imputazioni tra le quali la truffa)".