Uccise un rapinatore, rivoleva la pistola: il Tar dice di no

La polizia in via Toscana, dove il 25 aprile è morto Vito Sacco

Il vigilante della Lince indagato per la morte di Vito Sacco in via Toscana ha fatto ricorso ai giudici amministrativi contro la revoca della licenza di guardia giurata e del porto d'armi

PRATO. È accusato di aver travolto e ucciso con l’auto di servizio un rapinatore senza fermarsi a prestare soccorso, ma è convinto di aver ancora diritto al porto d’armi e alla qualifica di guardia giurata. Per questo Simone Nieri, il vigilante della Lince ora indagato per la morte di Vito Sacco, trovato cadavere la notte del 25 aprile in via Toscana, ha fatto ricorso al Tribunale amministrativo regionale. E come era prevedibile l’ha perso.

Nieri, assistito dall’avvocato Cino Benelli, ha chiesto ai giudici del Tar l’annullamento di due provvedimenti. Il primo, datato 10 giugno, a firma del prefetto di Firenze, gli revoca la quallifica di guardia giurata particolare; il secondo, del 9 luglio, disposto dalla Questura di Prato, gli revoca il porto d’armi. Due provvedimenti che sono la conseguenza del procedimento penale nel quale Nieri, difeso da Federico Febbo, è indagato e per il quale non c’è ancora una richiesta di rinvio a giudizio. Alla chiusura delle indagini il sostituto procuratore Antonio Sangermano ha lasciato aperte due ipotesi, l’omicidio colposo e l’omicidio preterintenzionale, pur privilegiando la seconda.

Vale a dire che secondo la Procura c’è il sospetto che la guardia giurata abbia intenzionalmente investito il rapinatore in fuga, senza volerlo uccidere, ma assumendosi il rischio che questo accadesse.

I giudici amministrativi hanno liquidato il ricorso di Nieri con poche argomentazioni, che si riassumono così: le autorità di pubblica sicurezza hanno ampia discrezionalità nel valutare chi abbia i requisiti per fare la guardia giurata e soprattutto andare in giro con una pistola. E la tragica vicenda nella quale è coinvolto Nieri, nonostante ancora non ci sia stato il vaglio di un giudice, è per il Tar motivo sufficiente per revocare sia la licenza che il porto d’armi. Detta in altre parole, lo Stato vuole essere sicuro che le persone che vanno in giro armate abbiano la piena padronanza di sé e di quello che fanno.

Un equilibrio che nella notte del 25 aprile Simone Nieri sembra non avesse. Tre persone avevano appena preso a martellate il titolare cinese di un chiosco di via Toscana e, secondo quanto accertato dalle indagini, l’auto della Lince si trovò a passare di lì subito dopo il fatto. Vito Sacco, 48 anni, fu travolto e trascinato per alcune decine di metri. Stando alle telecamere di sorveglianza, per sei o sette lunghi secondi: troppi, secondo la Procura, per non sospettare che il conducente dell’auto si fosse reso conto di averlo colpito. Ecco perché ora, pur avendo ripreso a lavorare alla Lince con mansioni che non prevedono l’uso dell’arma, Nieri è in attesa di giudizio e almeno per un po’ non potrà andare in giro con la pistola.