Lettera aperta di un omossessuale a Papa Francesco

Papa Francesco

"Io amo il mio compagno, vorrei potergli lasciare la mia pensione, i miei averi. Perché il Vaticano lotta così duramente affichè i nostri diritti di cittadini non siano concessi?"

PRATO. In occasione della visita di Papa Francesco a Prato un lettore ha inviato al Tirreno una lettera aperta al Pontefice per affrontare uno dei temi di maggiore d'attualità e che suscita forte dibattito all'interno della Chiesa: il riconoscimento delle unioni civili. Ecco il testo.

"Caro Papa Francesco,

sono un giovane uomo di 54 anni e ho un compagno, ci vogliamo bene e ci supportiamo nei momenti difficili.

Non ho scelto io di essere omosessuale. In questa condizione si nasce. Fin da piccolo sono stato deriso ed ho subito angherie, ho sofferto molto per questo fino al punto di voler morire.

Piano piano le cose sono cambiate, il mondo è cambiato ed ora posso tranquillamente parlare del mio compagno anche sul posto di lavoro. E sento rispetto nelle persone. Mi sento finalmente una persona normale.

Vorrei un giorno poter avere il diritto di legalizzare il nostro rapporto magari attraverso una forma di unione civile. Siccome io amo il mio compagno, vorrei potergli lasciare la mia pensione, i miei averi.

Vorrei, in caso di bisogno, poterlo visitare in ospedale come figura della famiglia. Adesso in alcune circostanze non è permesso ad una persona di visitare il compagno se ricoverato in aree critiche in quanto “né coniuge, né figlio, né genitore”.

Purtroppo una parte del Vaticano (che in Italia ha un grosso peso politico) si sta opponendo molto duramente contro le unioni civili. Ho sentito parole come “attacco alla famiglia tradizionale” ed anche peggio.

Ogni giorno vedo in TV qualche alto prelato che si scaglia duramente contro le unioni civili.

Lei da persona intelligente quale è si renderà conto che se un giorno passerà la legge sulle unioni civili per il matrimonio tradizionale tra uomo e donna non cambierà assolutamente niente. Chi vorrà si potrà sempre sposare in chiesa, od in comune,  come ognuno desidera.

Perché il Vaticano allora ci attacca così duramente ? Perché il Vaticano lotta così duramente affichè i nostri diritti di cittadini non siano concessi?

Perché questa violenza? Con grande stima".

G.S.