Il tesoro (14 milioni) del clan Terracciano confiscato definitivamente

Gli arresti nel 2009 a Prato dei componenti del clan Terracciano (foto Batavia)

Il Gico della guardia di finanza, durante l'indagine sull'attività dell'organizzazione con base a Prato, aveva sequestrato 17 aziende, 21 immobili, 11 auto, 21 cavalli e 74 conti correnti

PRATO. La Corte di Cassazione (sentenza depositata il 17 settembre 2015, seconda sezione penale) ha definitivamente respinto i ricorsi delle difese di Giacomo, Antonio, Carlo e Francesco Terracciano e di altri, confermando la confisca del patrimonio del clan omonimo. A comunicarlo è il nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Firenze.

La vicenda trae origine dalle indagini che il Gico della Finanza di Firenze, su delega della Direzione distrettuale antimafia, oggi diretta dal procuratore Giuseppe Creazzo, che aveva intrapreso sulle attività del clan, radicato tra il 2003 e il 2009, tra Prato (dove i Terracciano vivono), la Versilia, le province di Firenze, Pistoia, Lucca. Zone nelle quali erano stati acquisite diverse attività commerciali, usando metodologie tipicamente mafiose, con l’intimidazione dei gestori e con aggressioni e violenza. 

Giacomo e Carlo Terracciano

Ad esito delle indagini, agli uomini del Gico è stato chiaro che il clan, legato alla camorra, puntava ad accaparrarsi i locali notturni attraverso prestanome. All'interno dei locali poi venivano commessi ogni sorta di illeciti come sfruttamento della prostituzione, gioco d’azzardo, favoreggiamento all’immigrazione clandestina, estorsioni e usura. Dopo i provvedimenti di custodia in carcere a carico di alcuni esponenti di spicco dell'organizzazione e sulla base delle evidenze che il clan aveva costituito un “patrimonio” sui proventi delle attività delinquenziali, la Guardia di Finanza ha proceduto applicando la normativa di “prevenzione patrimoniale antimafia”, con l'obiettivo di smantellare anche sul piano “economico-finanziario” il clan. 

La ricostruzione dei meccanismi d’imprenditoria criminale e l’analisi del “tenore di vita” dei componenti dell'organizzazione hanno permesso di individuare 14 affiliati che avevano costituito, pur a fronte di redditi dichiarati negli ultimi dieci anni del tutto irrisori, un ingente patrimonio per un valore complessivo di oltre 14 milioni di euro. Sono stati sottoposti a sequestro in Toscana 17 aziende - operanti nei settori della ristorazione, della pulizia e della gestione dei locali notturni - nonché 21 immobili (tra i quali una scuderia ed abitazioni di pregio), 11 autovetture di grossa cilindrata e 21 cavalli da corsa, 74 conti correnti e rapporti finanziari di costituzione illecita ed a Napoli sono stati sequestrati ulteriori 4 immobili.

L’iter giudiziario ha portato, nel maggio 2013 e nel marzo 2014, alla confisca della gran parte del patrimonio sequestrato sia in primo grado, Tribunale di Prato, che dinanzi alla Corte d’Appello di Firenze confermando le tesi della Dda della Procura della Repubblica di Firenze che aveva richiesto la “confisca di prevenzione antimafia”. Dieci affiliati al “clan Terracciano” - “effettivi titolari” dei beni confiscati - si sono appellati alla Corte di Cassazione, producendo memorie difensive che miravano a disconoscere la titolarità del patrimonio.

La Suprema Corte, con la sentenza del 17 ottobre, ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dai Terracciano e altri avverso il provvedimento della Corte d’Appello di Firenze, confermando quasi in toto la confisca del patrimonio del “Clan Terracciano”.

Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene (dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)