Santi: «L’export verso la Cina non crescerà più»

La Beste ha avuto lo stand pieno di visitatori nelle fiere appena concluse. E grazie alla partecipazione nella compagine sociale di una società asiatica è in grado con particolare lucidità di guardare al mercato orientale

PRATO. Con la chiusura di Première Vision finisce anche il periodo più fitto di impegni per gli imprenditori pratesi. Dopo quasi un mese passato in giro per il mondo con le valigie in mano, si godono il successo delle collezioni sperando di raccoglierne i frutti. Le fiere di Monaco, Milano e Parigi rappresentano l’occasione per incontrare quasi tutti i loro clienti. Ma per vedere cosa accadrà nei prossimi mesi, se gli ordini arriveranno, occorre continuare a seminare. Ne sa qualcosa Giovanni Santi di Beste, che da meno di un anno ha aperto uno stabilimento produttivo in Cina per penetrare un mercato - quello asiatico - su cui era necessario tentare un approccio diverso da quello che lo vedeva unicamente come uno sbocco per l’export.

«La mia opinione - dice – è che i mercati asiatici (intendo Cina, Giappone e Corea) resteranno più o meno sempre sugli stessi livelli di export perché anche in quei paesi gli standard qualitativi si stanno alzando».

Si parla di un ritorno degli asiatici in visita ai saloni tessili europei. Cosa ne pensa? Ritiene che sia un’opportunità?

«Per noi il mercato asiatico è strategico e importantissimo. Da quando abbiamo aperto uno stabilimento in Cina si sono aperte nuove possibilità, grazie al fatto che gli asiatici comprano la merce direttamente in Cina e per i giapponesi questo vuol dire non pagare i dazi. I tessuti speciali e più innovativi vengono ad acquistarli in Italia, ma penso che i livelli di export verso l’Asia rimarranno più o meno invariati anche in futuro».

Com’è il suo personale bilancio delle fiere?

«Ormai da qualche anno ci concentriamo solo su Première Vision a Parigi, che è diventata il punto di riferimento per tutti i nostri clienti. Anche per questo motivo siamo stati molti visitati e i nostri stand sempre occupati».

Nei vari saloni tessili in giro per il mondo si è tornati a respirare un po’ di ottimismo. Il calendario delle manifestazioni si allunga e gli appuntamenti aumentano: per la prima volta quest’anno Milano Unica è sbarcata anche a New York e per ottobre conferma l’edizione in Cina.

Secondo lei quale ruolo rivestono oggi le fiere?

«Le fiere ormai sono diventate un punto di incontro. I clienti sono sempre meno disponibili, per via dei tanti impegni, ad accoglierci in azienda, a meno che la visita non sia legata alla presentazione delle collezioni. Parlare con loro sta diventando sempre più difficile e le fiere, a mio avviso, sono l’occasione giusta per mantenere le pubbliche relazioni più che per vendere».

Quali sono ad oggi i mercati più appetibili per i produttori di tessuto?

«Non ci sono più mercati appetibili, bensì clienti appetibili: buone relazioni e un servizio attento e puntuale rendono l’azienda identificabile per un acquirente. I miei cinque clienti migliori arrivano tutti da paesi diversi, non c’è una forte connotazione di mercato».