Giorgia Meloni fa un blitz in una confezione cinese di Prato

Giorgia Meloni fa la diretta su Periscope della visita alla ditta cinese del Macrolotto uno, dietro Giovanni Donzelli (fato Batavia)

Inizio di campagna elettorale scoppiettante per Fratelli d'Italia-Lista Milone al Macrolotto Uno di Iolo a Prato. La leader nazionale: "Basta con la concorrenza sleale, basta con le vessazioni sugli imprenditori italiani"

PRATO. Giorgia Meloni, leader nazionale di Fratelli d’Italia viene a Prato e piomba nell’area cuore dell’evasione fiscale cinese: il Macrolotto Uno, patria delle ditte di confezioni del dragone. Un inizio di campagna elettorale scoppiettante, non c'è che dire, quella del partito che ha stretto un patto di ferro con la lista Prato libera a sicura di Aldo Milone.  L'esponente nazionale Fdi per dire “basta alla concorrenza sleale, basta alle vessazioni sugli imprenditori di Prato che pagano anche per quelli cinesi che evadono un miliardo di euro all’anno”, ha fatto un blitz in una delle tante aziende orientali, facendo infuriare i titolari.

Blitz di Giorgia Meloni nella confezione cinese a Prato

Meloni, il candidato regionale Fdi Giovanni Donzelli, i due (per ora) candidati della lista pratese Aldo Milone capolista e Gianni Cenni(ex assessore con Roberto Cenni) e poi Cosimo Zecchi, portavoce, giornalisti, telecamere e microfoni, hanno “invaso” per pochi minuti lo stazione con centinaia di abiti coloratissimi appesi alle grucce e pronti alla vendita.  

“Quanto costa questo vestitio” ha chiesto Donzelli e uno dei titolari, colto di sorpresa, ha risposto “Sette euro”. Poi si deve essere accorto che qualcosa non andava e si è subito corretto: “Non c’è nulla in vendita, qui non si vende". Nessuna risposta nemmeno alla domanda di Meloni su quanta gente lavorasse nella ditta.

Giorgia Meloni: " Evasione cinese per oltre un miliardo"

“Armata” di Periscope, al app per IPhone che trasmette filmati in diretta su Twitter, Meloni ha ripreso le battute concitate scambiate con i titolari – o così sembravano, un uomo e una donna - prima di andarsene. “C’è qualcosa che davvero non va – ha detto – se le banche continuano a dare prestiti anche fino a 250 milioni a imprenditori cinesi che dichiarano 8.000 euro l’anno e rifiutano il credito a imprenditori e artigiani italiani che pagano le tasse fino all’ultimo centesimo ma poi non ce la fanno a reggere e chiudono”.

Ed è stato Aldo Milone a lanciare la proposta: “Per essere certi della volontà di fare le cose per bene, bisognerebbe chiedere agli imprenditori stranieri che vogliono avviare un’attività sul territorio italiano una cauzione.  Accade anche in Mongolia – ha concluso – dove chi vuole fare affari deve prima versare centomila dollari allo Stato”.

Per Donzelli invece c’è da tenere alta la guardia anche sulla filiera agricola gestita da cinesi “che usano semi e fertilizzanti dei quali non sappiamo la provenienza.  Abbiamo chiuso gli occhi per troppo tempo sul tessile – ha concluso – non bisogna commettere lo steso errore in altri settori strategici".