Il vigilante arrestato non perderà il posto di lavoro

La polizia accanto al chiosco di panini rapinato in via Toscana

Simone Nieri ha ammesso di aver travolto e ucciso il rapinatore Vito Sacco, ma l'Istituto di vigilanza Lince gli ha rinnovato la fiducia

PRATO. Non perderà il posto di lavoro Simone Nieri, la guardia giurata di 44 anni che sabato 25 è stato arrestato con l’accusa di aver travolto e ucciso con l’auto di servizio Vito Sacco, il quarantaquattrenne che nella notte tra venerdì e sabato aveva rapinato un chiosco di panini gestito da cinesi in via Toscana al Macrolotto. Nieri, sposato, con due figli, è agli arresti domiciliari nella sua abitazione della Chiesanuova e ieri ha ricevuto una telefonata dai suoi superiori della Lince, l’istituto di vigilanza per cui lavora da 5 anni, che lo hanno rassicurato sulla fiducia di cui gode in azienda. Riferisce il suo avvocato, Federico Febbo, che in questi cinque anni Simone Nieri è stato irreprensibile sul lavoro e dunque l’istituto considera quanto accaduto venerdì notte un incidente di percorso, per quanto grave.

Al momento la guardia giurata è accusata di omicidio colposo aggravato. Lui stesso ha detto di non aver avuto l’intenzione di uccidere Sacco e di non essersi accorto che era morto (anche se le condizioni del corpo lasciano qualche dubbio). Dice di essersi trovato a passare in via Toscana, di aver visto un cinese che urlava e più avanti il bandito in fuga, di avergli intimato l’alt e poi di averlo travolto. Quando nel pomeriggio di sabato ha ricevuto una chiamata di Francesco Nannucci, capo della squadra mobile, ha capito che lo avevano scoperto. Si è presentato in Questura senza avvocato e quasi subito ha ammesso quello che aveva fatto (nel frattempo, come tutti, aveva saputo che il rapinatore era morto).

Intanto già da qualche ora venivano interrogati i due complici di Vito Sacco nella rapina, un vicino di casa italiano poco più che maggiorenne e un marocchino di 32 anni, difesi dagli avvocati Eugenio Zaffina e Dario Lombardi. Anche lo hanno ammesso quasi subito le loro responsabilità e hanno anche collaborato al rintraccio dell’auto investitrice, quando ancora la squadra mobile non aveva le immagini delle telecamere di sorveglianza.
Il giovane italiano ha detto di essere rimasto in macchina a fare da autista per gli altri due e di non aver visto il momento dell’impatto risultato fatale a Vito Sacco. Era arrivato lì con l’auto della madre, che poi è servita anche per la fuga. Dice che erano stati tutti e tre a un circolo e di aver bevuto qualche birra, ma nega che fossero ubriachi, anche se tra i suoi precedenti c’è una guida in stato d’ebbrezza e un porto di arma impropria. «E’ successo un casino, parti!» gli avrebbe urlato il marocchino quando la situazione è degenerata. Il ventenne italiano aggiunge che all’arrivo al chiosco c’erano tre o quattro avventori, tutti cinesi. Due li ha visti scappare quando Vito Sacco e il gestore del chiosco hanno cominciato a picchiarsi.

Nemmeno il marocchino di 32 anni arrestato insieme all’italiano ha precedenti specifici per rapina, ma solo qualcosa per droga. Sostiene che la conoscenza con gli altri due era puramente occasionale. E’ stato lui a prendere la cassetta con l’incasso del chiosco (si scoprirà più tardi che conteneva solo 6 euro), ma nega di aver preso a martellate il paninaro cinese. Quest’ultimo è ancora ricoverato in ospedale per i colpi ricevuti e i due arrestati si augurano che le sue condizioni non peggiorino. Un morto è già più che sufficiente per questa storia balorda.