Il sindacato di polizia boccia la sicurezza "fai da te"

Controlli della polizia a Prato (foto Batavia)

Il segretario del sindacato di polizia Siap Prato Luigi Merola critica la vigilanza privata istituita in via Santa Trinia e pagata dai cittadini: "Così si delegittima il lavoro che con tanta fatica svolgono le forze di polizia". E chiede alle istituzioni di "battere i pugni" per ottenere più risorse e una revisione del Codice di procedura penale 

PRATO. E' il segretario provinciale del sindacato di polizia Siap Luigi Merola a dire "no" alla vigilanza privata in Santa Trinita iniziata il 24 aprile scorso: "Così si delegittima il servizio sul territorio che con tanta fatica compiono le forze di polizia". Secondo Merola: "Demandare compiti sostanzialmente di presidio e controllo del territorio a soggetti privati oltre ad essere una sconfitta dello Stato è mortificante per gli operatori di Polizia preposti a tale scopo tra mille difficoltà sia di carattere legislativo che organizzativo, legato alla carenza di uomini e mezzi!".

"Si tratta di un progetto concertato con la Prefettura, la Questura e il Comune: le istituzioni che danno il via libera ai cittadini di farsi carico di ulteriori spese, per ricevere un servizio che deve essere garantito dallo Stato, che quindi deve essere preteso, visto che è già sostenuto dai cittadini stessi attraverso i “contributi ”(tasse) che versano allo Stato". Merola ricorda le critiche avanzate dal sindacato alla  “ronde” leghiste. "Non possiamo rimanere in silenzio davanti alla legittimazione di un’iniziativa del genere che grava ulteriormente sulle tasche dei cittadini".

"Dopo i militari del progetto strade sicure - prosegue il sindacalista - percepiamo l'ennesimo atto di delegittimazione del lavoro delle forze di polizia, mortificate anche dai tagli lineari che continuano a subire da oltre dieci anni. No alla militarizzazione delle città, no alla privatizzazione della sicurezza” è la linea del Siap.

"Ci rammarica - continua Merola - che esponenti politici sostengano tali iniziative al posto di “sbattere i pugni” nelle sedi preposte affinché si arrivi ad una revisione, particolarmente, del Codice di Procedura Penale; si preferisce agire ancora una volta in maniera populista, sventolando un’altra soluzione “tampone” visto che in assenza di leggi, anche l’utilizzo dei carri armati sarebbe funzionale soltanto a spostare il problema su altre aree della città".

"Questa decisione, secondo noi, oltre a infrangere il principio di sicurezza partecipata - conclude Merola - cioè di collaborazione reciproca tra cittadini e forze di polizia, indispensabile nella prevenzione dei reati predatori in particolare, finisce per incrementare la sfiducia della gente nelle forze dell'ordine e alimentare i principi della territorializzazione della sicurezza ovvero della sicurezza fai da te, sfumando sempre di più i confini fra diritto pubblico e privato".