Una guardia giurata ha ucciso il rapinatore del Macrolotto

L'uomo, un italiano di 48 anni residente a San Giusto, ha tentato di rapinare gli ambulanti cinesi. C'è stata una colluttazione e poi, durante la fuga, è stato travolto da un'auto. Il conducente della vettura si è allontanato ed è stato fermato due ore e mezzo dopo e interrogato: è accusato di omicidio colposo. Arrestati anche i complici della vittima

PRATO. Una guardia giurata della Lince, Simone Nieri, in servizio al Macrolotto industriale di Prato, è stato sottoposto a fermo con l'accusa di omicidio colposo per la morte di Vito Sacco, l'uomo che oggi, 25 aprile, ha tentato di rapinare un negozio di commercianti cinesi nel Macrolotto di Prato. Dopo l'investimento, Nieri è scappato con l'auto di servizio. È stato rintracciato dalla squadra mobile della polizia due ore e mezzo dopo, ma la notizia si è diffusa solo a tarda sera.

Il rapinatore è morto nella notte fra venerdì 24 e sabato 25 aprile in via Toscana al Macrolotto. L'uomo, 48 anni, italiano, pregiudicato, è stato inseguito e ucciso - secondo gli investigatori - dalla guardia giurata invervenuta in via Toscana dove i commercianti hanno un furgone giallo, "La bottega dei panini", per la vendita di prodotti alimentari e kebab. Dopo aver trascinato per qualche metro il corpo dell'uomo, il vigilantes si è allontanato. Il fatto è accaduto fra le 2,30 e le 3. Sul posto è arrivata un'ambulanza della Pubblica Assistenza ma l'uomo era già deceduto. Sul posto la polizia ha sentito i vari testimoni dell'accaduto. Le indagini sono state condotte dal vice questore Francesco Nannucci e dal commissario capo Silvia Cascino.

Il rapinatore ucciso è stato poi identificato per Vito Sacco, 48 anni, residente a San Giusto. Dalle testimonianze raccolte sul posto è emerso che Sacco avrebbe agito insieme a due complici, un italiano e un marocchino che nel pomeriggio sono stati arrestati dalla polizia, hanno confessato e ora sono agli arresti domiciliari. Nel corso della rapina un orientale è stato ferito a colpi di martello e si trova ora in ospedale in prognosi riservata. Sul posto è rimasta anche una pistola, rivelatasi poi un'arma giocattolo. Altri orientali sono stati portati in Questura per essere sentiti sul fatto.

Prato, colpo di scena nel caso del rapinatore morto

Ai due complici di Sacco, rintracciati nelle rispettive abitazioni, la squadra mobile è arrivata grazie alle testimonianze e alla ricostruzione delle frequentazioni della vittima, mentre per la guardia giurata sono state decisive le immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza del Macrolotto. L'uomo, alla presenza dell'avvocato difensore Federico Febbo, è stato interrogato a lungo e ha spiegato di essere scappato perché preso dal panico. Bisognerà ora stabilire se voleva solo fermare il rapinatore in fuga, come sostiene, o se lo ha travolto per ucciderlo. Gli investigatori propendono per la prima ipotesi, e infatti l'ipotesi di reato è omicidio colposo aggravato. La guardia giurata è agli arresti domiciliari.

"Sia chiaro che noi non mettiamo sullo stesso piano i rapinatori e la guardia giurata - ha spiegato in serata il procuratore capo facente funzioni Antonio Sangermano - Da una parte c'è un incaricato di pubblico servizio che deprecabilmente si è allontanato senza avvertire le forze dell'ordine e senza spiegare, dall'altra ci sono persone che sono andate di notte a rapinare un chiosco di panini". I tre, secondo quanto accertato, avevano bevuto parecchio prima di tentare la rapina, che avrebbe fruttato solo 6 euro.

In via Toscana è rimasto il furgone giallo, sequestrato dalla polizia, e sono ben visibili i segni dei pneumatici dell'auto che ha investito Vito Sacco. I segni si fermano a un centinaio di metri dal chiosco dei panini, davanti al lotto 21, di fronte all'ingresso del pronto moda Asso e del maglificio Nido, due aziende gestite da cinesi, come quasi tutte nella zona. Su un tavolino dietro al furgone giallo del paninaro, oltre a resti di cibo in un piatto, ci sono evidenti macchie di sangue. Questo conferma che c'è stata una furiosa colluttazione prima della reazione dei cinesi. Il corpo della vittima, che presenta il cranio sfondato ma è riconoscibile, è stato portato dai servizi funebri della Pubblica Assistenza all'Istituto di medicina legale dell'ospedale Santo Stefano, a disposizione del procuratore capo facente funzioni Antonio Sangermano che disporrà l'autopsia.

I segni lasciati dall'auto che ha investito Vito Sacco

Due giovani donne cinesi che lavorano in un vicino pronto moda raccontano che il chiosco giallo dei panini è in via Toscana ormai da molti anni, anche se il gestore è cambiato nel tempo. Di solito apre intorno alle 19,30 e va avanti tutta la notte.

Vito Sacco era stato arrestato circa tre anni fa con l'accusa di aver rapinato una farmacia e per due anni, come raccontano i fratelli, è rimasto agli arresti domiciliari nella sua abitazione. Era tornato in libertà da un paio di mesi.