I militari col mitra fanno paura, "ma sono regole inderogabili"

Una coppia di parà alla stazione del Serraglio (foto Batavia)

Il prefetto Simonetti spiega le regole d'ingaggio dei trenta parà anti terrorismo. Il sindaco Biffoni: "Non si si può fare finta di nulla, l'allerta è alta". In arrivo dieci carabinieri motociclisti grazie al "pressing" del Comune a Roma. Ma l'ex sindaco Cenni si chiede: "Prato è davvero a rischio?"

PRATO.Li si vede dentro le stazioni, a coppie, armati di mitra e con i giubbotti antiproiettile e fuori la camionetta militare che li aspetta. Oppure per strada, nei pressi di luoghi ritenuti sensibili, come le chiese. Sono i militari arrivati a Prato - si tratta di un contingente di trenta parà del 183° reggimento Nembo di Pistoia - il 14 marzo scorso in missione anti terrorismo e che resteranno fino a giugno. Una necessità, secondo il governo, alle prese con un allarme vero.

E nonostante Prato sia abituata alla presenza di militari in centro storico con l'operazione "Strade sicure" iniziata nel 2010 e finita poche settimana fa, questa volta i soldati fanno "impressione". Almeno a giudicare dai commenti per strada e sui sociale. Cosa fa più paura? L' equipaggiamento: quel mitra imbracciato che prima, quando i soldati giravano per strada in centro storico, accompagnati da un uomo delle forze dell'ordine, non avevano.

Maria Laura Simonetti: "I militari fanno anti terrorismo, per Prato è un'opportunità"

Il fatto è, che questa volta i militari spediti a Prato, in altre tre città toscane (Lucca, Firenze e Livorno) e in 60 in tutta Italia, non fanno ordine pubblico ma l'ingaggio è militare. Insomma fanno il loro mestiere. «Il ministero - spiega il Prefetto Maria Laura Simonetti - ha chiesto a tutte le prefetture se sul loro territorio ci fosse necessità dell'invio del contingente militare per i controlli anti terrorismo e quindi la sorveglianza di obiettivi sensibili. Noi abbiamo aderito perché altrimenti avremmo dovuto utilizzare personale delle forze di polizia che invece, in questo modo, può continuare a fare servizio sul territorio».

La Prefettura ha deciso un unica cosa autonomamente: «Con quale sistema fare la sorveglianza - prosegue il Prefetto - se con postazioni fisse o con personale che sorveglia i punti sensibili compiendo un tragitto. Ci è sembrata più sensata la seconda possibilità, visto che una postazione fissa può diventare un obiettivo a sua volta». I parà anti terrorismo a Prato sorvegliano una decina di "obiettivi": «Tra i quali - aggiunge Simonetti - ci sono le infrastrutture, quindi le stazioni (Centrale e Serraglio ndr) , i luoghi di culto (il Duomo ndr) e altri dei quali non posso parlare. Questi punti verranno controllati quotidianamente ma con percorsi che cambiano». Insomma l'ordine delle soste, non sarà sempre uguale.

Il sindaco: "L'allerta terrorismo c'è e noi non possiamo permetterci far finta di nulla"

Sul fatto che i militari portino armi lunghe il prefetto è netto: «Il tipo di equipaggiamento viene deciso dai livelli militari sulla base del tipo di servizio che viene affidato. Non sono questioni sulla quali la Prefettura o il Comune o qualsiasi altro ente possa mettere bocca». Punto e basta. Ed è la stesse riposta del sindaco Matteo Biffoni: «Mi sono informato sul perché fosse necessario portare l'arma lunga e il comandante dei parà mi ha spiegato che si tratta di regole di ingaggio inderogabili quando si tratta di anti terrorismo».

«D'altro canto - prosegue - l'allerta è arrivata terrorismo è arrivata anche a Prato e non si può fare finta di nulla. Di sicuro non accadrà nulla ma è necessario rispondere in maniera adeguata alle preoccupazioni del ministero». Coppie di parà armati fermi davanti al Serraglio, dentro la stazione Centrale, in servizio davanti al Duomo o nelle strade limitrofe avranno certamente anche un effetto deterrente per chi abbia intenzione di delinqure.

Ed è su questo fronte, su quello del controllo del territorio, che una novità c'è: grazie all'azione di "pressing" compiuta dal Comune in questi mesi a Roma per rafforzare gli organici delle forze dell'ordine, una prima risposta è arrivata: nell'arco di qualche giorno il comando provinciale dei carabinieri aumenterà di una decina di unità grazie all'arrivo di un contingente di motociclisti.

Ma sull'allarme terrorismo è l'ex sindaco Roberto Cenni a esprimere tutto il suo scetticismo con un tweet pubblicato nel pomeriggio. "Prato è veramente una città a rischio terrorismo?" si chiede Cenni.