Museo Pecci, l’apertura slitta al 2016

Ritardi nei finanziamenti, ma sullo sfondo emergono le tensioni tra il Comune e la Regione. Chiude anche Milano

PRATO. Il nuovo Centro Pecci verrà inaugurato nel 2016, mentre il Pecci Milano non esiste già più. Un doppio biglietto da visita non proprio incoraggiante se si considera che questo è l’anno dell’Expo.

Il rinvio dell’apertura del nuovo edificio disegnato dall’architetto Maurice Nio verrà ratificato nella riunione del cda indetta per l’11 febbraio e la “dismissione” del caratteristico spazio sui Navigli milanesi viene confermata dal rappresentante della Regione Toscana nel consiglio di amministrazione Angelo Formichella.

Il rinvio del taglio del nastro del nuovo edificio, previsto solo quando verrà completato il recupero del “vecchio” edificio progettato da Italo Gamberini, slitta al 2016. Ci sono problemi di finanziamento per il recupero del vecchio edificio, ma anche la necessità di completare l’allestimento della nuova parte: questo è quanto emerge dalle parole di Formichella che è uomo di fiducia dell’assessore regionale alla cultura Sara Nocentini e che quindi possono essere interpretate come la “voce” della Regione. «Non c'è alcuna esitazione da parte della Regione nel sostenere il Pecci. Gli ulteriori finanziamenti attesi per finire i lavori provengono da fondi europei e questo implica semplicemente una istruttoria leggermente più lunga. Indipendentemente da questo, è chiaro, anche solo per il sostegno che come Regione abbiamo dato al Centro in questi ultimi anni, che sono attesi chiari segnali di adesione alla missione di Centro regionale del contemporaneo». Formichella insiste su questo aspetto: «Occorre, soprattutto sul piano della programmazione artistica comprendere la collocazione del Pecci nella scala territoriale regionale, sia nelle scelte ordinarie che in quelle speciali come ad esempio in occasione della futura inaugurazione».

Tempi più lunghi per accedere ai finanziamenti europei, ma non solo. Sotto traccia si intuisce anche una tensione tra Regione e Comune e in particolare la trasformazione della gestione del Pecci da associazione a fondazione, con un diverso peso della Regione nel cda. «Fin da quando misi piede per la prima volta nel Consiglio del Museo - precisa Formichella - posi la questione. Avere uno statuto più aderente ai modi con cui oggi si gestiscono i musei e più in linea con gli effettivi sostenitori di questa realtà. Prima di tutto si tratta di ridisegnare una governance al passo con i tempi che sappia affrontare le sfide che ci attendono».

Riguardo allo spazio milanese dell’ex Pecci Milano, dove proprio in questi giorni è stata inaugurata una mostra allestita dalla proprietà, la notizia della chiusura arriva come un fulmine a ciel sereno nell’anno del l’Expo. «La Regione - è la spiegazione di Formichella - poteva convivere a Porta Ticinese col Pecci per il periodo dell'Expo se veniva garantito all'Ente uno spazio adeguato che consentisse di allestire eventi dimostrativi e presentazioni di livello per la Toscana. Questa disponibilità non si è manifestata anche per scelta della proprietà del fondo. La Regione farà quindi altre scelte. Io auspico che anche il Pecci faccia lo stesso per concentrarsi di più su quella scala regionale che ci preme molto».

Sul fronte del Pecci ci sono, per fortuna, anche due notizie positive. La prima è la riapertura del Cid, la biblioteca specializzata del museo, ancora nella solita dislocazione. La seconda riguarda l’arrivo del finanziamento di 800mila euro per l’inizio dei lavori, già ai primi di marzo, all’area verde esterna al nuovo museo.

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