Don Chisciotte, pizzeria ancora invenduta

Nuovo bando per il locale di viale Galilei. Il fallimento era legato a un’inchiesta sulla camorra

PRATO. Ennesimo bando per la vendita della pizzeria don Chisciotte di viale Galilei.

Dopo una manciata di vendite andate deserte il curatore fallimentare Evaristo Ricci ci riprova e, ovviamente abbassa il prezzo.

La pizzeria, con tutta la strumentazione e il personale (è ancora in funzione), potrà essere venduta per 178mila euro. Il valore della perizia era di 225mila euro. La domanda potrà essere presentata entro il 28 novembre direttamente nello studio del curatore in via Baldinucci.

«Chi acquista – spiega Ricci – potrà praticamente partire dal giorno successivo dal momento che non abbiamo mai chiuso il locale che attualmente è gestito dalla curatela».

La pizzeria don Chisciotte è fallita nel marzo del 2013 dopo il coinvolgimento in sequestri per un ‘inchiesta sul clan Terracciano. Era il 2012 quando Giacomo e Carlo Terracciano, di 60 e 63 anni, furono ritenuti ritenuti i referenti della camorra in città e non solo. Non fu contestato nulla che non fosse già stato contestato in passato (associazione a delinquere di stampo mafioso).

A far scattare i sequestri fu la sproporzione tra i redditi dichiarati (quasi nulla) e le disponibilità economiche accertate dalla Finanza: auto di lusso (dalla Mercedes SL 500 in giù), 44 società, 31 immobili, 67 conti e libretti, 17 cavalli di due scuderie, due cassette di sicurezza. Quasi nulla era intestato ai due fratelli. Ufficialmente i beni appartenevano a una trentina tra parenti e amici, oltre a 41 prestanome, secondo la Procura.

Il commissario fallimentare non ha avuto alcuna avvisaglia ma non è escluso che la pizzeria possa essere stata invenduta fino ad oggi per il timore che la parola camorra può generare in eventuali interessati.

Ilenia Reali