Violentò la nipotina: condannato. «Il prete mi consigliò di non dire niente»

Un uomo di 63 anni ha confessato di aver abusato a Prato della bambina di 6 e gli è stata inflitta una pena di 4 anni e sei mesi. In aula ha raccontato di essersi confidato con un sacerdote che gli avrebbe detto di respingere le accuse

PRATO. Un pratese di 63 anni è stato condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione per violenza nei confronti della nipotina di appena sei anni. Si è concluso così il processo con rito abbreviato celebrato ieri, martedì 17 giugno, davanti al giudice dell’udienza preliminare. Un procedimento lampo per mettere fine a una storia orribile, scoperta nel mese di gennaio dalla squadra mobile della polizia grazie alla confessione dello stesso imputato.

I fatti sono accaduti in un’abitazione della periferia sud di Prato, dove vive una famiglia composta da un italiano, la compagna originaria di un paese dell’Africa e la figlia di lei, di poco più di sei anni. Un giorno la madre decide di affidare la piccola allo zio, che convive con la sorella di lei, ma quando torna a casa un po’ prima dell’ora prevista le viene incontro il cognato in accappatoio, mentre la figlia è in camera da letto, apparentemente sconvolta. La madre capisce che deve essere successo qualcosa e chiede alla figlia, che quasi subito le racconta di essere stata palpeggiata e violentata dallo zio. Non sarebbe la prima volta.

Ne nasce una furiosa lite all’interno dell’abitazione, che si conclude con la promessa da parte dell’uomo di andare in Questura a confessare quello che ha fatto. In effetti il sessantatreenne va alla polizia, sale fino agli uffici del terzo piano e racconta l’accaduto. Fatta qualche verifica, nei suoi confronti scatta l’arresto e la custodia cautelare nella sezione dei pedofili della Dogaia.

Il caso è chiuso, ma c’è uno strascico che è emerso martedì durante la celebrazione del processo. L’imputato, difeso da Oriana Ottanelli, ha detto di essersi confessato con un sacerdote, che gli avrebbe dato un consiglio quantomeno inopportuno. «Dio ti perdonerà per quello che hai fatto, ma tu intanto non dire niente, respingi le accuse». Questo il tenore delle parole del prete, riferite dall’imputato, che il pubblico ministero Antonio Sangermano ha fatto trascrivere integralmente. L’imputato non ha voluto dire il nome del sacerdote.

Il pubblico ministero ha chiesto una condanna a sei anni di reclusione, che il giudice ha invece contenuto in quattro anni e sei mesi.

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