Prato, confiscate case e auto per quasi 2 milioni a un impreditore cinese

Operazione a Prato del Nucleo tributario del Gico della guarda di finanza di Firenze. Secondo le indagini della Dda l’uomo aveva aveva inviato in Cina in tre anni 4,8 milioni di euro di evasione fiscale. L'eurodeputato Claudio Morganti: "Tassare le rimesse"

PRATO. Operazione del Gico della Guardia di finanza di Firenze. Il nulceo di polizia tributaria su provvedimento del sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo Tommaso Coletta, ha confiscato, sulla base della legge antimafia, un’ azienda tessile e un immobile a Prato, un altro immobile in provincia di Biella, due autocarri e un’autovettura, per un valore complessivo di oltre 1,8 milioni di euro. Case e mezzi erano di proprietà di un imprenditore tessile cinese, residente a Prato, che, secondo le indagini durante per oltre due anni, dal 2008 al 2010 aveva trasferito in Cina oltre 4,8 milioni di euro - solo una parte dei suoi ingentissimi guadagni - frutto di evasione fiscale.

Il video girato degli investigatori a Prato

I trasferimenti avvenivano omettendo di comunicare il reale mittente delle transazioni, che venivano peraltro suddivise in tranches da 1999,99 € ciascuna. A fronte di tali rimesse milionarie, i redditi dichiarati erano molto modesti: 5000 euro nel 2007, 19 mila nel 2008, 23 mila nel 2009 e 43 mila nel 2010.

I finanziari del Gico e la Dda di Firenze sono arrivati alla confisca odierna (venersì 7 febbario) a seguito di una complessa indagine sulla criminalità economica cinese, già individuata nel corso dell’operazione denominate “Cian Liu”. Le indagini della precedente inchiesta avevano evidenziato come tra il 2006 ed il 2010 siano state raccolte e inviate - con modalità illecite - rimesse di denaro contante per miliardi di euro diretti verso la Cina.

Cian Lui (avviso di chiusura indagine per 262 cinesi er i reati che vanno dall’associazione per delinquere di stampo mafioso al trasferimento fraudolento di valori, dalla frode fiscale alla contraffazione)è stata la base di partenza per la seconda tranche d’indagine - nome in codice nemesi - che aha avuto come obiettivo quello di approfondire il profilo dell’applicabilità della normativa di prevenzione antimafia che prevede, appunto, il sequestro a fine di confisca se i beni di proprietà risultano sproporzionati al reddito dichiarata.

E' l'eurodeputato Claudio Morganti a intervenire sulla confisca: "L'ultima scoperta delle rimesse verso la Cina rappresenta solo un granello del totale delle risorse che escono da Prato. Tutto questo rende ancora più urgente - afferma - introdurre una consistente tassazione sulle rimesse, frutto di attività illegali, verso i Paesi esteri». 

Morganti ritorna a parlare di tassazione sulle rimesse verso i Paesi esteri «perché – spiega – sarebbe un atto persuasivo verso le rimesse illegali. Credo, però, che il fenomeno del trasferimento illegale di soldi verso Paesi esteri, in particolare verso la Cina, vada bene a troppe persone vista la poca volontà politica nelle sedi istituzionali di mettere una tassa del genere. Tassazione che era stata fortemente voluta dal sottoscritto ed era stata inserita in un primo momento, ma che è stata cancellata dal Governo Monti con il silenzio più assoluto e nessuna contrarietà delle istituzioni più coinvolte, come quelle di Prato».