Apre il primo ufficio postale mono-etnico: solo per cinesi. E scoppia la polemica

Il senatore Riccardo Mazzoni ha presentato un’interrogazione al ministero dell’Economia: «Così si fa discriminazione nei confronti degli italiani e delle altre etnie»

PRATO. Ormai da tanti anni Poste Italiane aveva deciso di investire sulla clientela cinese della Chinatown pratese, concentrando servizi e personale che parla cinese nell’ufficio postale di via Filzi. L’interesse per la comunità cinese, e sicuramente anche i riscontri economici, hanno spinto Poste Italiane a traslocare in una sede ancora più ampia e tutta dedicata alla clientela cinese tanto da ribattezzarlo il primo « ufficio mono -etnico "Prato 4". L’inaugurazione è prevista per domani mattina. 10 dicembre, alle 11 in via Luigi Borgioli 51/55. Presenti la responsabile dell'area territoriale toscana-Umbria Tiziana Morandi e il direttore della Filiale di Prato Giuseppe Messina.

La notizia dell’apertura dell’ufficio mono-etnico non è piaciuta al senatore Riccardo Mazzoni (Fi) che ha presentato in merito un’interrogazione ai Ministri dell'Economia e dell'Integrazione. Questo il testo: «Il servizio è pensato su misura per le esigenze della comunità cinese; in totale è previsto uno spazio di 200 metri quadrati con personale cinese, scritte nella lingua orientale e un percorso studiato per venire incontro alle esigenze della clientela della Chinatown pratese; nell'invito inviato da Poste italiane la sede è definita come «il nuovo ufficio mono-etnico»; dalle poche informazioni filtrate dall’azienda all’interno ci sarà «una grande attenzione alla comunità orientale» con dipendenti cinesi, ma anche brochure e volantini scritti con idiomi in cinese; l’idea di aprire questa nuova filiale segue la chiusura della sede di via Filzi dove la grande presenza di persone cinesi aveva creato diverse difficoltà costringendo Poste italiane ad adeguarsi dotando gli sportelli di traduttori; chiedo di sapere con urgenza se il ministero dell'Economia, che detiene il 100 per cento del capitale di Poste Italiane Spa e il ministero dell'Integrazione non ritengano che questa improvvida iniziativa sia discriminatoria degli utenti italiani e di tutte le altre etnie presenti nella realtà pratese e se non vada nella direzione esattamente opposta a quell'auspicato percorso di integrazione della comunità cinese, da sempre molto chiusa e restìa ad imparare la lingua italiana e ad aprirsi al confronto con la città che li ospita».)