Falsi residenti cinesi a Prato, arrestata dipendente del Comune e altri sette complici. Ecco i nomi

Oltre 300 perquisizioni. Undici le misure cautelari nei confronti dei membri di un’associazione di italiani e cinesi che rilasciava certificati di residenza agli immigrati. L'inchiesta nata dalla segnalazione del dirigente. L'assessore Milone: "Sospetti da un anno"

PRATO. Sgominata a Prato una banda che forniva falsi certificati di residenza a cittadini cinesi. Da quanto si apprende, ad essere arrestata è una dipendente del Comune di Prato, Angela Olivieri, 51 anni, addetta al rilascio delle certificazioni di residenza (ora agli arresti domiciliari), insieme ad altre sette persone. Tra queste c'è anche Irma Porcaro, 59 anni, ex dipendente dello stesso Ufficio anagrafe come ausiliaria, considerata la promotrice dell'associazione a delinquere. Di lei il comandante della municipale Andrea Pasquinelli ha detto che è stata licenziata anni fa per assenteismo. In effetti il suo rapporto di lavoro col Comune si è interrotto il 31 dicembre 2011. Oltre alle due donne, sono finiti agli arresti domiciliari anche Francesco Ludovico Catania, 24 anni, e Luca Romano, 26 anni, entrambi figli di Irma Porcaro. Una terza figlia, Perla Federica Catania, è accusata di aver fatto parte dell'associazione a delinquere ma non è stata raggiunta da misure di custodia. Complessivamente sono 11 le persone per le quali sono state chieste le misure cautelari: sette sono cinesi e quattro gli italiani. I cinesi (quattro in carcere e tre all'obbligo di dimora) sono Xu Yang, 26 anni, Zheng Mingli, 32 anni, Li Fangfang, donna di 27 anni, Zhuge Xinhai, 39 anni, Su Wenhu, 49 anni, Pan Xiaofei, donna di 39 anni, e Yan Weixia, donna di 18 anni, tutti residenti a Prato.

La dipendente dell'Anagrafe faceva parte di una associazione che rilasciava illecitamente certificati di residenza a immigrati provenienti dalla Cina. Contestualmente agli otto arresti, centinaia di militari della Guardia di Finanza, coordinati dalla procura di Prato, stanno eseguendo oltre 300 perquisizioni.

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L'associazione criminale, come detto, era formata da 11 persone. I  cittadini cinesi sfruttavano le conoscenze della banda per ottenere almeno 350 certificati per connazionali che entravano in Italia con il visto turistico e poi ottenevano il rinnovo utilizzando delle residenze fittizie. Le indagini degli uomini del colonnello Gino Reolon sono iniziate a marzo, con la collaborazione della polizia municipale e hanno utilizzato riprese video e intercettazioni telefoniche. A segnalare il comportamento anomalo della dipendente è stato il dirigente dell'ufficio Anagrafe, Federico Zuffanelli, che aveva spostato Angela Olivieri ad altre mansioni ma si era accorto che la donna continuava a trattare le pratiche di residenza, ricevendo i cinesi nei locali di piazza Cardinale Niccolò fuori dagli orari d'ufficio.

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Da quanto si è potuto capire, la principale preoccupazione dei cinesi che pagavano per ottenere un falso certificato di residenza era quella di non essere rintracciati al loro vero domicilio, che spesso non corrisponde a quello indicato sul certificato.

Secondo gli investigatori, intermediari si rivolgevano al pubblico ufficiale 'infedele', che convogliava le pratiche e riusciva a ottenere illecitamente i certificati per poi consegnarli in cambio di soldi. I cittadini cinesi che a Prato hanno ottenuto illecitamente i documenti di residenza grazie ad un'organizzazione sgominata dalla Gdf, avrebbero pagato una tangente che variava tra gli 800  e i 1.500 euro a persona. I soldi, secondo quanto ricostruito dalle indagini, sarebbero finiti ad alcuni loro connazionali che, dopo aver requisito i passaporti agli immigrati, giravano parte del compenso ai loro soci italiani. In otto mesi l'organizzazione avrebbe guadagnato tra i 180mila e i 450mila euro.

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L’indagine, ha spiegato il Comune in una nota, parte da un controllo interno di un dirigente comunale, responsabile dell’Ufficio Anagrafe, che ha denunciato i comportamenti “anomali” di una dipendente addetta allo sportello. In particolare, dopo i primi sospetti, all'impiegata sarebbe stato ordinato di non occuparsi più del rilascio delle certificazioni di residenza, ma inutilmente. A quel punto è partita la segnalazione. Da qui sono scattate le attività di polizia giudiziaria, attraverso riscontri interni al Comune di Prato ad opera della polizia municipale, e lo sviluppo di indagini tecniche da parte della Guardia di finanza, che hanno consentito di individuare un gruppo criminale italo-cinese che sfruttava questo canale fornito dalla dipendente "infedele" dell’Anagrafe per gestire in modo sistematico e completamente inquinato l’affare delle residenze false, richieste da stranieri della comunità cinese da poco arrivati in Italia.

Il commento audio dell'assessore Aldo Milone: "Avevamo sospetti da un anno"

Sostanzialmente, dall’indagine è emerso che i cinesi da poco arrivati sul territorio italiano (nel corso dell’indagine ne sono stati individuati circa 300) si rivolgevano a sette connazionali, intermediari-collettori, fornendo loro passaporti e permessi di soggiorno e pagando tangenti da 600 a 1.500  euro, necessari per procedere all’iscrizione all’Anagrafe di Prato. I sette cinesi canalizzavano le richieste alla promotrice-capo dell’associazione, una ex dipendente comunale la quale, aiutata dai figli, incaricava un ufficiale dell’Anagrafe di accettare le domande così come presentate. La dipendente comunale evitava sia di attivare la polizia municipale, per i controlli sulla effettività della dimora, sia di far firmare, in tempo reale, le dichiarazioni di residenza presentate, vista l’assenza dei richiedenti all’atto dell’iscrizione, utilizzando indirizzi di comodo (anche 10 persone per ogni recapito ufficiale) e rilasciando certificazioni e carte di identità ai cinesi neo-pratesi. Con questo sistema, in circa otto mesi, l’organizzazione ha realizzato guadagni illeciti stimati tra i 180.000 ed i 450.000 euro, ripartiti in prevalenza tra la promotrice, l’amica-dipendente comunale infedele ed i 7 collettori–intermediari cinesi.

IL COMANDANTE DELLA POLIZIA MUNICIPALE ANDREA PASQUINELLI


Sono 80 le pattuglie che hanno eseguito decine di perquisizioni notificando l'ordinanza di custodia a Irma Porcaro, 59 anni, ritenuta la promotrice dell’associazione, Angela Olivieri, 51 anni, dipendente dell'Anagrafe, R.L., 36 anni, e C.F., 24 anni, figli e collaboratori della promotrice, oltre ai sette cinesi di età compresa tra i 18 e i 49 anni.

Contemporaneamente sono state effettuate perquisizioni personali e domiciliari nei confronti dei 300 cinesi falsi residenti, anche al fine di vagliare la loro posizione lavorativa e/o imprenditoriale ed i titoli di legittimazione a permanere sul territorio dello Stato.

I risultati dell'operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa alla Procura della Repubblica di Prato alla presenza, tra gli altri, del Procuratore della Repubblica di Prato Piero Tony e del Comandante regionale toscana della Guardia di finanza, generale Giuseppe Vicanolo, il pm Antonio Sangermano. Nel corso dell’incontro sono state rese note le misure cautelari personali disposte e le perquisizioni effettuate nei confronti dei membri dell' associazione a delinquere, composta da italiani e cinesi, finalizzata all'indebito rilascio di certificazioni di residenza a favore di cinesi immigrati.

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