Strage di Prato: le reazioni dei politici il giorno dopo

Il presidente della Camera Boldrini: «Bisogna tutelare i lavoratori ma anche le aziende che rispettano i diritti»

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PRATO. Raffica di reazioni a livello politico e istituzionale dopo l’incendio nella fabbrica di Prato. Laura Boldrini, presidente della Camera, invita lo Stato «a mettere in atto tutte le misure per fare emergere e contrastare questa realtà, che stiamo apprendendo non è un caso isolato. Non solo non solo per tutelare i lavoratori, ma anche per tutelare le aziende che rispettano i diritti, che pagano il costo del rispetto di questi diritti».

Il governatore Enrico Rossi chiede un incontro con il presidente del Consiglio Enrico Letta e dice: «Bisogna recuperare questa realtà alla legalità con una pluralità di interventi. Il centrosinistra ha avuto a volte comportamenti eccessivamente compassionevoli. Il centrodestra ha puntato principalmente sui controlli, che sono spesso inefficaci: è come seccare il mare con un secchiello».

Il presidente dei senatori del Nuovo Centrodestra Maurizio Sacconi sottolinea che «La tragedia di Prato sollecita la condivisione politica e istituzionale di un rigoroso governo dei flussi migratori tale da contrastare ogni forma di clandestinità e di attività irregolare».

Il deputato Pd Khalid Chaouki, coordinatore intergruppo parlamentare sull'Immigrazione, afferma: «Dobbiamo avviare una verifica senza reticenze sulle complicità con questo mercato malato, a partire da alcuni grandi marchi dell'alta moda più volte sollecitati da media e associazioni».

«Dobbiamo lavorare sulla sicurezza», sostiene il ministro del lavoro Enrico Giovannini, mentre il segretario confederale della Cisl Luigi Sbarra chiarisce che servono più prevenzione e sicurezza, più tutele e legalità.

Fabrizio Barca, ex ministro per la coesione territoriale, afferma che «rispetto a quanto accaduto a Prato la sinistra ha delle colpe sul piano dei valori perché per la sinistra il lavoro è un punto fondamentale. Chi è iscritto al partito di cos'altro deve occuparsi se non risolvere quella situazione?».

La senatrice Stefania Giannini di Scelta Civica sostiene che «Prato è il paradigma italiano della mancata integrazione sociale di molte comunità immigrate, della mancata assunzione di responsabilità da parte della classe politica locale e nazionale, che hanno saputo o voluto affrontare i nodi irrisolti del processo integrativo: legalità, istruzione e conseguente partecipazione attiva alla vita del Paese da parte degli stranieri che vivono stabilmente in Italia.

Il segretario del Psi, Riccardo Nencini, fa presente di aver scritto al presidente della Commissione straordinaria per la tutela dei diritti umani al Senato, Luigi Manconi, perché tenga con urgenza un sopralluogo nella città di Prato e nell'hinterland pratese e fiorentino, dove il numero degli opifici gestiti da cinesi è in crescita e dove le condizioni di lavoro, temo, non sono diverse da quelle dove è esplosa la tragedia», conclude Nencini.

«Il recupero della legalità diffusa con il controllo del territorio sono condizioni imprescindibili perchè l'economia possa tornare a crescere ma soprattutto perchè una società possa dirsi civile». Lo dice il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli.

Per il vicepresidente del Consiglio regionale Giuliano Fedeli (Idv) il governo è chiamato a fare di più, affrontando la situazione con le autorità cinesi.