Prato, strage in fabbrica, Napolitano: stop illegalità. Il procuratore: è il Far West. Trovati i documenti delle vittime, irreperibile la titolare. La doppia fiaccolata

Dopo la strage che è costata la vita a sette operai cinesi in una fabbrica del Macrolotto la procura apre un'inchiesta per disastro colposo e omicidio colposo plurimo. Nuovi blitz nelle confezioni: sequestrata un'altra fabbrica-dormitorio. Le associazioni cinesi organizzano una fiaccolata commemorativa per martedì, le istituzioni italiane per mercoledì  - IL FOTOREPORTAGE

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PRATO. Il giorno dopo l'incendio e la strage nella fabbrica cinese, il Teresa Moda, di via Toscana a Prato, dove sette persone hanno perso la vita, le istituzioni si sono mosse su più fronti per commemorare le vittime, fare luce su quanto accaduto e contrastare con ancora più fermezza il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza e sul trattamento dei lavoratori nelle aziende tessili condotte da cinesi. Una squadra interforze ha controllato altre confezioni cinesi sequestrando una fabbrica-dormitorio.


Il messaggio del presidente Napolitano. Anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è intervenuto sulla tragedia di Prato con una lettera indirizzata al presidente della Regione Toscana (il documento), Enrico Rossi: "Indirizzo, suo tramite, ai rappresentanti della comunità cinese e alla città di Prato l'espressione dei miei sentimenti di umana dolorosa partecipazione per le vittime della tragedia del rogo che ha distrutto un opificio cinese, suscitando orrore e compassione in tutti gli italiani. Condivido la necessità da lei posta con forza di un esame sollecito e complessivo della situazione che ha visto via via crescere a Prato un vero e proprio distretto produttivo nel settore delle confezioni, in misura però non trascurabile caratterizzato da violazione delle leggi italiane e dei diritti fondamentali dei lavoratori ivi occupati. Al di là di ogni polemica o di una pur obbiettiva ricognizione delle cause che hanno reso possibile il determinarsi e il permanere di fenomeni abnormi, sollecito - conclude Napolitano nella lettera il cui testo è stato diffuso dal Quirinale - a mia volta un insieme di interventi concertati al livello nazionale, regionale e locale per far emergere da una condizione di insostenibile illegalità e sfruttamento - senza porle irrimediabilmente in crisi - realtà produttive e occupazioni che possono contribuire allo sviluppo economico toscano e italiano". 

Una memoria, due fiaccolate. Un autentico pasticcio la doppia fiaccolata. Un caso che dà il segno di una città che non riesce a far parlare le sue anime neanche quando il dolore per la tragedia è ancora caldo. Le associazioni cinesi di Prato hanno organizzato una fiaccolata per commemorare le vittime per martedì 3 dicembre alle 19 davanti alla fabbrica di via Toscana 63/5 dove ieri si è consumata la tragedia. Ma si scopre che anche le autorità italiane hanno organizzato una marcia silenziosa. Cisl e Uil in un comunicato congiunto fanno sapere che l'iniziativa organizzata per mercoledì 4, alle 19, da via Pistoiese a piazza San Niccolò dove si trova il monumento ai caduti sul lavoro nasce per "esprimere la propria solidarietà ai lavoratori cinesi e alle loro famiglie per la gravissima perdita e per il lutto subito; allo stesso tempo intende richiamare tutta la città a  mobilitarsi contro lo sfruttamento selvaggio del lavoro e per la salvaguardia delle condizioni di vita nei luoghi dove esso si svolge. I sindacati invitano inoltre la comunità cinese, le istituzioni, le forze politiche, le associazioni, la cittadinanza  a partecipare per dare un contributo forte a sostegno di iniziative che recuperino i  valori del lavoro e della solidarietà che Prato ha sempre espresso, nell’obbiettivo condiviso di salvaguardare la dignità e la vita di chi opera nel nostro territorio". Alla fiaccolata di martedì sera, organizzata dalle associazioni cinesi con la collaborazione del consolato, parteciperà anche l'assessore all'integrazione Giorgio Silli che chiede ai cinesi del Macrolotto di interrompere il lavoro e partecipare.

IL PROCURATORE PIERO TONY: SIAMO IMPOTENTI

LA CRONACA: SETTE OPERAI MORTI- FOTO: I SOCCORSI- LE BARE- DENTRO ALL'INFERNO

La procura apre un'inchiesta. Nel corso di una conferenza stampa convocata a Palazzo di giustizia, il procuratore di Prato Piero Tony ha spiegato che sarà aperto un fascicolo dal sostituto procuratore Lorenzo Gestri con le ipotesi di reato di disastro colposo, omicidio colposo plurimo, omissione delle misure per la sicurezza sul lavoro. Non sarà un fascicolo contro ignoti ma contro persone fisiche che saranno individuate in giornata. La titolare formale della confezione viene ricercata ma non è ancora stata individuata. Un problema ulteriore per le indagini, spiega il vice questore Francesco Nannucci, è che i testimoni sono reticenti e non esiste un elenco di nomi e cognomi delle persone della ditta. Per quanto riguarda i proprietari italiani del capannone, invece, teoricamente potrebbero essere indagati ma solo se sarà provato che erano a conoscenza delle violazioni delle norme edilizie e della sicurezza sul sicurezza. All'interno dell'azienda si trovavano sicuramente due irregolari. Uno è morto e l'altro è ferito. Il procuratore Tony ha sottolineato che questi lavoratori sono due volte vittime perché vivono in condizioni terribili.

Per quanto riguarda le origini dell'incendio, il sostituto Gestri esclude che ci sia stata una causa esterna. Più probabile che il rogo sia partito dalla cucina, in particolare da una stufetta elettrica. Tony ha inoltre spiegato che negli ultimi quattro anni sono stati fatti 1.400 controlli in aziende cinesi che hanno condotto a 600 sequestri. Tattavia i controlli restano insufficienti, non tanto perché manchi l'impegno nel farli, ma perché le aziende da controllare sono troppe. "La maggior parte delle aziende sono organizzate così: è il far west", ha aggiunto Tony. "I controlli sulla sicurezza - ha detto - e su ciò che è collegabile al lavoro, nonostante l'impegno di tutte le amministrazioni e delle forze dell'ordine, sono insufficienti. Siamo sottodimensionati: noi come struttura burocratica, ha spiegato il procuratore, siamo tarati su una città che non esiste più, una città di 30 anni fa".

Irreperibile la titolare della fabbrica. Si chiama Li Jianli la titolare dell'impresa individuale "Teresa moda", la confezione bruciata. Si tratta di una donna di 43 anni che risulta ufficialmente residente a Roma. Gli inquirenti la cercano da domenica mattina, ma fino alla tarda sera di lunedì risultava irreperibile. Non è detto che sia lei la titolare effettiva dell'attività (testimoni sul posto parlavano di due fratelli), ma è verosimile che sia lei la prima indagata nell'inchiesta per disastro e omicidio colposo plurimo.


Intanto il Codacons ha presentato un esposto in procura perché siano accertate le responsabilità del sindaco, dell'Inail e dell'Ispettorato del lavoro.

L'ASSESSORE ALL'INTEGRAZIONE GIORGIO SILLI


DOSSIER: TUTTI I VIDEO - LA SECONDA GIORNATA DI REAZIONI

Trovati i documenti. Alla fine delle operazioni di bonifica e smassamento, i vigili del fuoco hanno trovato alcuni documenti d'identità all'interno della confezione di via Toscana. Si è poi appreso che si tratta di passaporti, appartenenti a due uomini, forse morti nel rogo. I documenti potrebbero essere decisivi per l'identificazione delle vittime della tragedia. Dopo l'identificazione del primo cadavere estratto dalla fabbrica in fiamme, un cinese irregolare, è stata identificata anche la donna il cui marito aveva detto di aver riconosciuto una collanina d'oro che gli era stata mostrata dai soccorritori. Restano da identificare altre cinque vittime. I passaporti trovati nella fabbrica sono stati consegnati alla squadra mobile di polizia, che li sta esaminando e li metterà a confronto con le testimonianze raccolte da chi era presente nell'immobile al momento dell'incendio.

Lutto cittadino. Il sindaco Roberto Cenni e la giunta hanno indetto il lutto cittadino per mercoledì 4 dicembre e la seduta straordinaria del Consiglio comunale lo stesso giorno alle 15.30. È la prima volta nella storia della città che viene indetta una giornata di lutto. Al Consiglio sono stati invitati a partecipare il Prefetto Maria Laura Simonetti, i parlamentari e l' europarlamentare eletti a Prato, il presidente della Regione Enrico Rossi e i consiglieri regionali eletti a Prato, il presidente della Provincia Lamberto Gestri, i sindaci dell'area, il presidente del Tribunale di Prato, il Procuratore della Repubblica, i sindacati, le categorie economiche, il vescovo Franco Agostinelli e il console cinese Wang Xinxia.

Le bandiere saranno a a mezz'asta in tutti gli edifici pubblici, la campana civica di Palazzo Pretorio suonerà a lutto all'inizio del Consiglio straordinario delle 15.30 e alle 12.00 nelle scuole e negli uffici pubblici sarà osservato un minuto di silenzio e raccoglimento. Il Comune invita i commercianti e i cittadini ad esporre su negozi ed abitazioni dei drappi neri in segno di partecipazione alla tragedia in cui sono morte 7 persone: «Rispetto alla situazione del nostro territorio - afferma il sindaco Cenni - , l'indizione di una giornata di lutto può rivelarsi del tutto inadeguata se non seguita da azioni urgenti e concrete che coinvolgano tutte le istituzioni e gli organi dello Stato, perchè la tragedia di ieri potrebbe ripetersi in migliaia di casi. Nell'esprimere il dolore per quanto accaduto, ribadisco con fermezza che non è degno di una città civile il mantenimento di un simile stato di cose. Esprimo le condoglianze alle famiglie delle vittime».

Infine il sindaco con una lettera si rivolgerà direttamente a tutte le imprese iscritte alla Camera di Commercio e alle associazioni di categoria perchè prendano atto della gravità della situazione e si adoperino immediatamente per adottare ogni misura necessaria per ripristinare la sicurezza sui luoghi di lavoro.

IL SINDACALISTA DELLA CGIL MASSIMILIANO BREZZO

SFOGLIA LE IMMAGINI DEL BLITZ INTERFORZE- FOTOGALLERIA- 2

Nuovi blitz nelle confezioni cinesi. Questa mattina, lunedì 2 dicembre, alle 9 la “Squadra Interforze” ha fatto un blitz in una ditta di confezioni gestita da cinesi in via delle Fonti.  È la risposta dopo la tragedia di domenica a Prato, dove un incendio in un pronto moda cinese di via Toscana ha provocato la morte di sette operai. Il sindaco Roberto Cenni ha detto: "Non voglio più che capiti, da qui in avanti faremo blitz a tappeto chiamando a raccolta tutte le forze possibili".

All’interno della ditta sono stati identificati complessivamente 11 cittadini cinesi, di cui 2 irregolari. Nella confezione gli uomini hanno trovato i "loculi" di cartongesso: 13 angusti dormitori abusivi sopra le macchine da cucire, così come all'interno della Teresa Moda, la confezione bruciata domenica. L'azienda di via delle Fonti è stata sequestrata insieme a 62 macchine da lavoro, nonché 4 bombole di gas. La titolare cinese della confezione, assente al momento del controllo, sarà denunciata per favoreggiamento e immigrazione clandestina oltre che per gli abusi edilizi sull’immobile di proprietà italiana. 

È uno dei blitz in corso in queste ore nelle aziende cinesi, tra cui quella di fianco alla fabbrica bruciata ieri, la Ye Life. Nel suo comunicato la polizia precisa che i blitz erano programmati da tempo.

I numeri dei blitz. Secondo Tony le autorità sono impotenti, dunque, ma non basta a respingere l'accusa di aver fatto troppo poco in questi anni. Così il Comune stamattina riepiloga i numeri dei controlli fatti durante questo mandato. "L'attività di contrasto al sistema organizzato di illegalità nel distretto parallelo - si legge - ha visto quintuplicare i controlli rispetto agli anni precedenti. Gli incassi derivanti dai sequestri di macchinari superano 1,5 milioni di euro rispetto ai 220mila euro complessivi dei 20 anni precedenti. Il numero dei macchinari sequestrati raggiunge quali le 30 mila unità". Ecco gli altri dati:

  • - Oltre 1.400 controlli su immobili in uso a imprese, di cui 311 nell'anno 2013
  • - Circa 1.200 imprese controllate
  • - Oltre 600 immobili posti sotto sequestro 
  • - Oltre 1.000 verbali di sequestro macchinari con oltre 26mila macchine sequestrate 
  • - Oltre 1.600 sanzioni amministrative per violazioni varie all'interno dei laboratori

IL SINDACO ROBERTO CENNI

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Il cordoglio dell'ambasciata cinese: "In Italia i cinesi rispettano le regole". "Siamo profondamente addolorati - scrive l'ambasciata cinese in Italia - per la grave tragedia avvenuta a Prato dove l'esplosione di una fabbrica ha causato la morte di diversi concittadini cinesi. Esprimiamo il nostro più profondo dolore per le vittime dell'incendio e la nostra più sincera solidarietà alle famiglie delle vittime e ai feriti". "Il console - si legge nel comunicato stampa - ha poi ringraziato il governo italiano, in particolare i vigili del fuoco e le autorità di Prato, per le importanti operazioni di soccorso. Continueremo a restare in contatto con la parte italiana, portando avanti le necessarie operazioni successive all'incendio". L'ambasciata sottolinea che "da sempre i cinesi all'estero rispettano le leggi italiane e gli usi e i costumi del popolo italiano continuando a operare e gestire i propri affari secondo gli standard, a integrarsi nella società e a dare un prezioso contributo allo sviluppo socio-economico dell'Italia".

Fronte del governo. Nei controlli effettuati dal Ministero del Lavoro nei primi 9 mesi del 2013 è emerso un tasso di irregolarità per le aziende del distretto di Prato del 76% a fronte del 63% medio in Toscana. Lo ha detto il ministro del Lavoro Enrico Giovannini a margine di un convegno di Confcooperative spiegando che si sta preparando il piano dei controlli 2014 e che ci si concentrerà sulle aree a più alta irregolarità. A Prato, ha spiegato ancora, ci sono molti più lavoratori irregolari che nel resto del Paese. "Ho parlato con il segretario
generale del ministero - ha detto ancora Giovannini - per valutare i passi da fare. Dal 1991 esiste un protocollo speciale su Prato per la prevenzione e per i controlli". Il ministro comunque ha sottolineato che se al ministero spetta il controllo sulla regolarità dei lavoratori ad altri spetta verificare le infrastrutture delle aziende ed i sistemi antincendio.

Anche il sottosegretario alla giustizia Cosimo Ferri, in visita al Comune di Prato, ha riconosciuto la straordinarietà della situazione pratese. Ha annunciato un piano straordinario sul fronte della prevenzione sui luoghi di lavoro avviando una serie di incontri con i dirigenti degli ispettorati. Quindi, ci saranno più controlli. Ferri ha anche ribadito l'importanza della formazione: "A partire dalla scuola perché spesso gli immigrati non conoscono le nostre regole".

Identificate due vittime. Due sole delle sette vittime, un uomo e una donna, sono state identificate. Si lavora intanto per dare un nome alle altre cinque Due persone sono ancora in gravi condizioni nell'ospedale della città toscana. Unanime il coro di chi dice basta a quella che è stata definita una tragedia prevedibile. "Noi non possiamo permettere che in Toscana ci siano uomini e donne ridotti in una condizione di schiavitù. Ce lo gridano alle nostre coscienze quei corpi morti bruciati, quei volti rassegnati e impauriti dei giovani lavoratori cinesi, quel bambino che e fuggito correndo", ha detto il presidente della regione Toscana Enrico Rossi.

Paura dell'amianto. Intanto emerge un altro dettaglio inquietante. Un vigile del fuoco, allontanando i giornalisti che affollano il piazzale della ditta, ha rivelato che "tutta la zona interessata dall'incendio di ieri è contaminata da amianto". "Anche se ci fosse - spiega il comandante dei vigili del fuoco Vincenzo Bennardo - non sarebbe pericoloso, a mio avviso. Il materiale sarebbe infatti incapsulato nel catrame, come abbiamo avuto modo di vedere durate lo spegnimento del rogo. L'Asl e l'Arpat - ha aggiunto - hanno eseguito le verifiche".

Il giorno dopo la tragedia fuori dalla fabbrica c’è un grande ammasso di tessuti bruciati, balle di cascame tessile, pezzi di ferro. Sono i resti dell’incendio ammucchiati sul piazzale. Prosegue intanto il lavoro dei vigili del fuoco per bonificare l’area interessata dall’incendio. Al momento non si cercano più cadaveri. Un consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli è arrivato per deporre un mazzo di fiori con su scritto “vittime del buonismo”.

Tra le numerose prese di posizioni del giorno dopo, da segnalare l'autocritica di Fabrizio Barca: "Rispetto a quanto accaduto a Prato la sinistra ha delle colpe sul piano dei valori perché per la sinistra il lavoro è un punto fondamentale. Chi è iscritto al partito di cos'altro deve occuparsi se non risolvere quella situazione? L'inesistenza di un telaio di partiti sul territorio è il problema. Un partito ha responsabilità".

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FOTO: ECCO I DORMITORI SOPRA ALLE FABBRICHE

Il racconto di un soccorritore. "Ho fatto quello che ho potuto. Ho fatto quello che ho potuto..." continua a ripetere il carabiniere in congedo Leonardo Tuci. E' lui il primo non solo ad aver dato l'allarme, ma anche ad essere intervenuto con l'estintore per salvare i cinesi che sono morti nell'incendio di un capannone nel quale dormivano e lavoravano alla periferia di Prato. Ma non riesce a non sentire ancora le urla delle persone che intrappolate tra le fiamme chiedevano aiuto. "Pochi minuti prima delle 7 stavo passando con la mia auto - racconta Tuci, in testa il berretto con il logo dell'Associazione nazionale carabinieri in congedo - quando ho visto una colonna di fumo provenire dal capannone. Mi sono avvicinato e ho visto che c'erano alcuni cinesi che mi venivano incontro piangendo e urlando. Sono corso verso il capannone e ho visto un cinese che con un estintore in mano per cercare di spegnere l'incendio. Allora - prosegue il racconto - ho preso anche io un estintore per aiutarlo. Era stremato, anche per il freddo, e continuavo a sentire le urla dei cinesi".

LO STRAZIO DI WANG: VEDE LA COLLANA E SCOPRE CHE È MORTA

fiori"Le fiamme erano molto alte e c'era tanto fumo. Ho visto una coppia cinese bagnati e ustionati. Ho preso l'estintore in mano e ho avvisato vigili del fuoco e ambulanza". "Ma la cosa più sconcertante è aver sentito le urla delle persone che erano intrappolate. Quello che potevo fare ho fatto. Ho cercato di fare del mio meglio e ho il rammarico di non poter fare di più. quelle urla...", continua a ripetere. "Una donna cinese, nera di fumo, continuava a dirmi 'tante persone, tante persone', parlando a malapena in italiano, e indicava la parte alta a destra appena si entra, il soppalco. Ho tentato di vedere ma le fiamme e il fumo non mi facevano vedere niente..." .

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